«Abbiamo un colloquio di lavoro a Tenerife nel pomeriggio, siamo qui dalle quattro di questa mattina (ndr ieri) e non avremo notizie sino alle 14. L’unica cosa certa è che abbiamo perso un’opportunità». Serena e Luca vengono da Frosinone con una sacca sulle spalle carica di speranza; la ricerca del lavoro che nel Bel Paese boccheggia li aveva condotti all’estero, come spesso accade. A Tenerife e, precisamente, in un villaggio turistico alla ricerca di animatori. Le fiamme che si sono propagate fra i terminal di Fiumicino hanno ridotto in cenere la possibilità di guadagnare qualcosa con un lavoro saltuario e costretti a restare in Italia. Sono migliaia le storie che s’incrociano fra i corridoi affollati dove, persone di ogni età e nazionalità, trascorrono estenuanti ore in attesa di sapere cosa ne sarà del loro programma di viaggio. C’è chi si mette in fila alle cabine telefoniche per comunicare con parenti oltreoceano. Come Mary, una ragazza australiana che ha concluso uno scambio culturale: «Ho visto le fiamme, tutto grigio, temevo fosse un attentato terroristico. Ho creduto che sarei morta». I passeggeri che hanno subito maggior disagio sono quelli delle prime ore che, a fuoco ancora vivo, non hanno avuto la possibilità di bere qualcosa di caldo, poiché tutti i punti di ristorazione erano ancora chiusi. «Non riuscivo a respirare, gli occhi mi bruciavano. La sala era un forno, ho lasciato quello che avevo preso al duty free e mi sono precipitato fuori, avevo paura che esplodesse tutto», dice Giuseppe, turista della prima ora in partenza per Amsterdam. Lui come molti altri hanno vissuto i primi momenti dell’inferno. Centinaia di storie s’incontrano fuori dai terminal. Una famiglia di Fiano Romano in partenza per Cuba, con scalo a Zurigo, ha assistito a tutto: «Siamo stati presi e portati fuori dall’aeroporto, senza un bagno, senza assistenza. Le prime ore sono state disorganizzate, nessuno ci ha assistito». Una comitiva atterra da San Paolo ed è diretta a Catania, ma il loro viaggio s’interrompe a Roma. «Per ora il volo è cancellato - dice una signora - non avremo notizie prima delle 14. Non possiamo raggiungere la città poiché hanno bloccato l’uscita dal raccordo, quindi rimarremmo bloccati a Roma. Non ci resta che stenderci dove troviamo posto». Tre tifosi della fiorentina diretti a Siviglia, con scalo a Barcellona, sono partiti da Pisa alle due del mattino per prendere il volo delle sette e trenta: «Dubito che riusciremo ad essere allo stadio alle 20.30 per supportare la viola nella semifinale di andata di Europa League. Aspettiamo nuove indicazioni dalla Vueling». Il gruppetto pisano ritornerà al parcheggio nel tardo pomeriggio: «Nulla da fare, torniamo a casa. La partita la vedremo in Tv». Marco Santoro fra poche ore diventerà papà. Il suo volo per Torino è alle 14 ma appare evidente sin dalle 11 che difficilmente riuscirà a prenderlo: «Non m’importa del biglietto, sto correndo in stazione a prendere un treno. Sarà una femminuccia». Pamela Schirinzi deve tornare a casa, il suo volo per Brindisi è stato cancellato e ripartirà domani: «Sono a Roma e senza soldi. Mi sono fatta prendere dallo shopping e mi sono rimasti solo quindi euro. Non so cosa fare, la Ryanair è fra le poche compagnie che non si è ancora fatta vedere, uno scandalo». La peggio l’hanno coloro che sono diretti a New York. Il volo è stato spostato di dieci ore. Dormono per terra fra i pianti e le urla dei bambini. Un gruppo di pellegrini è di ritorno in Giordania, non hanno ancora notizie sul volo, nel frattempo si riuniscono in cerchio e pregano: «Recitiamo preghiere per nostro Signore, ci aiuterà lui». Un gruppo per Praga attende dalle nove l’aereo che partirà nel tardo pomeriggio. Ammazzano il tempo con giochi di società. Un disastro scampato grazie al tempestivo intervento di un'impiegata di ADR, colei che ha dato l'allarme alle due di notte. Visibilmente emozionata, riceve i complimenti dei colleghi.
In fuga dal rogo pensando ai figli
Paura e rabbia. L’odissea di migliaia di passeggeri bloccati un giorno intero. Colloqui di lavoro andati in fumo LEGGI ANCHE Distrutti 40 negozi al duty free. Anche Bulgari
