La Marina Militare ha «localizzato a circa 85 miglia a nord est delle coste libiche, ad una profondità di 375 metri, un relitto di colore blu della lunghezza di 25 metri, correlabile con il relitto del barcone inabissatosi lo scorso 18 aprile» pieno di migranti, in una tragedia che è costata la vita a circa ottocento persone. Molti corpi sarebbero stati ritrovati nello scafo e nel ponte basso. Anche ieri, intanto, gli sbarchi non si sono arrestati. Ieri a Cagliari sono arrivati 210 migranti provenienti prevalentemente da Mali, Eritrea ed Etiopia, portati in Sardegna da una gasiera spagnola che li aveva soccorso ieri al largo dell'isola di Pantelleria. Sull’emergenza è intervenuto anche l’ambasciatore libico presso la Santa Sede: «Per fermare le stragi di migranti nel Mediterraneo occorre ripartire dall'accordo tra il governo italiano e il regime di Gheddafi» sostiene in un'intervista ad Aki Adnkronos International. «In questa fase - continua - l’Italia può aiutare la Libia, in particolare appoggiando al 100% il governo legittimo (di Tobruk, ndr), non facendo finta», e sostenendo la ricostruzione delle forze armate. «La Nato (durante l'operazione lanciata nel 2011, ndr) ha distrutto tutti i radar, abbiamo bisogno del vostro aiuto per ricostruire le infrastrutture. Vogliamo pagare, non abbiamo problemi di soldi», precisa Rugibani, evidenziando come «Egitto ed Emirati stanno già fornendo armi alle forze armate».
A 85 miglia dalle coste libiche
Individuato il relitto del barcone affondato con 750 a bordo