Domandina, adatta più alle discussioni da taxi e da bar che a quelle sui massimi sistemi. Che senso ha la doppia geografia politica di Ncd? Già, perché a chiusura liste avvenuta, la collocazione del partito di Alfano è sempre nel centrodestra. Eccezion fatta per la Toscana, dove si presenta assieme all’Udc a sostegno di Giovanni Lamioni, non con Forza Italia ma comunque contro la riconferma del governatore uscente del Pd Enrico Rossi. Nelle altre sei regioni, c’è uno scenario ben definito, anche se maturato dopo tormenti e lunghissime discussioni interne. In qualche caso, Ncd addirittura corre al fianco dell’odiata Lega Nord. Riepilogando, la situazione è questa. In Liguria, gli alfaniani sono schierati con Giovanni Toti, pezzo da novanta del berlusconismo ultima maniera, assieme alla Lega Nord. Stessa cosa per l’Umbria, dove a correre per il centrodestra è il Sindaco di Assisi Claudio Ricci, un professionista che ha suscitato l’entusiasmo anche di Matteo Salvini. Nelle Marche, Ncd prova a spingere, con Forza Italia, il presidente uscente (che ha rotto con il Pd) Gian Mario Spacca. Chiamarlo centrodestra è un parolone, visto che Spacca ha animato per un ventennio il centrosinistra regionale, ma tant’è che nella corsa gli alfaniani sono contro il Pd, il quale ha dalla sua, invece, l’Udc. I due tronconi di Area Popolare sono su opposte sponde anche in Campania, dove dopo mesi di esitazione gli alfaniani hanno scelto Caldoro. Pareva che anche l’Udc fosse in quel versante, ma in un sussulto di virtuosismo democristiano, Ciriaco De Mita pratica un salto last minute e atterra sul forno di De Luca, candidato del Pd. In Veneto, Alfano ha scelto da tempo il fuoriuscito leghista Flavio Tosi ed in questa decisione c’è chi vede il cantiere di un nuovo movimento centrista. A questo schema risponderebbe anche la scelta pugliese, dove il centrodestra è balcanizzato e il Ministro dell’Interno si trova sottobraccio a Raffaele Fitto, suo ex (?) nemico nella fase finale del Pdl, ed entrambi sostengono Francesco Schittulli, con Fdi. Contro la Poli Bortone (Fi) e Emiliano (Pd). Incognite su progetti futuri a parte, rileva il dato oggettivo che in sette regioni su sette Ncd non va con il Pd. Una linea territoriale che toglie argomenti all’ostinazione nel portare acqua al mulino renziano al governo. Dove Ncd resiste con due ministeri di peso, Interno e Salute, ma continua a dimostrare una subalternità non certo degna di una forza politica che aspira (almeno a partole) ad essere determinante. Basta ricordare quel che è accaduto dall’inizio dell’anno. In un primo momento Alfano si era schierato con Berlusconi per contrastare la scelta unilaterale, da parte di Renzi, sul presidente della Repubblica. Ma è bastato che il premier ricordasse che nessun ministro dell’Interno, in Italia, non aveva espresso un voto per l’inquilino del Colle, che Alfano nel giro di qualche ora si è sganciato dal suo mentore politico e ha scelto la messa in sicurezza del posto al governo. Poi c’è stato il caso di Maurizio Lupi, con l’ex ministro che dà le dimissioni dopo un pressing energico da parte dei renziani. La casella è stata nel giro di qualche settimana riempita con Graziano Delrio, del Pd, ma del ventilato «risarcimento politico» agli alfaniani (si era parlato di ripristinare il ministero degli Affari Regionali), nessuna traccia. Insomma, rimanere al governo, per Ncd, è una scelta di evidente corto respiro, e dove sia la vocazione naturale lo dimostrano le alleanze alle regionali. A meno che non sia cambiata la mission. Da «sentinelle anti tasse» a sentinelle delle poltrone che contano.
Ncd, partito di lotta e di poltrone
La schizofrenia di Alfano: al governo è un fedelissimo di Renzi. Alle elezioni invece in tutte e sette le Regioni è alleato contro il Pd LEGGI ANCHE Ecco gli indagati eccellenti del partito di Angelino
