D ante, vorrei che tu, l’Italia ed io uscissimo da questa "selva oscura". Son passati 750 anni dalla nascita dell’autore della Divina Commedia, che ha messo all’Inferno, in Purgatorio o in Paradiso chi gli pareva e si è beccato pure l’esilio. Oggi l’Italia lo celebra, da Firenze a Roma, e alle undici, in Senato, Roberto Benigni leggerà un canto del Paradiso, su Rai Uno in diretta. Succede sempre così ai figli migliori dell’Italia. Quando sono in vita li prendiamo a pedate, per celebrarli postumi, da specialisti nazionali in ricorrenze e toponomastica. Scritti sulla targa di una via danno meno fastidio. Oltre a rammentarlo, con la solita sagra, il buon Dante dovremmo rileggerlo, visto che resta un grande Italiano, un patriota in anticipo sull’unita d’Italia, di secoli. Fosse tra noi, oggi, oltreché in letteratura, anche in cronaca, di certo si indispettirebbe di tutte queste carinerie. Ma soprattutto, si chiederebbe, perplesso, da fiorentino indomito: o com’è possibile che declami i miei versi un attore di Vergaio e l’Italia la governi un giovanotto di Rignano sull’Arno? Che la dritta via era smarrita...
Dante nella selva oscura d’Italia
di Massimiliano Lenzi Dante, vorrei che tu, l’Italia ed io uscissimo da questa "selva oscura". Son passati 750 anni dalla nascita dell’autore della Divina Commedia, che ha messo all’Inferno, in...