I teppistelli infami di Milano appartengono alla grande famiglia degli intoccabili scrocconi. Una genìa brutta e sfigata che da decenni occupa abusivamente spazi pubblici e privati, non paga utenze, fa business con concerti e ristorazioni senza versare un euro in tasse, smercia droghe, reagisce male ai controlli di poliziotti, pizzardoni e ufficio d'igiene (ve la raccomandiamo la pulizia all’interno dei centri sociali). Soprattutto, nello spazio okkupato col kappa, la casata antagonista fa opera di reclutamento delle vili canaglie che negli scontri di piazza ci mettono la faccia solo dopo averla coperta con un passamontagna. A questi inquilini morosi è permesso ciò che a qualsiasi cittadino è ovviamente negato. Un po' come avviene per i campi rom, tollerati nell’illegalità diffusa, inaccessibili perfino alle forze dell'ordine che ad ogni blitz escono prima ammaccate e poi oltraggiate dalla sinistra di lotta e di governo. I giovani custodi della Costituzione si mobilitano con caschi e bastoni in ogni città per togliere la parola a fascisti, leghisti, a chiunque la pensi diversamente da loro. Persino ai cronisti de Il Tempo - che firmano articoli senza mai nascondersi dietro passamontagna o pseudonimi - gli anarcoidi figli di papà hanno provato a mettere paura con minacce anonime ottenendo in risposta, nuovi articoli e più approfondite inchieste sulle loro reiterate nefandezze. Andrebbero chiusi tutti i centri sociali, vere e proprie madrasse dell’odio ideologico. Ma l’impunità garantita loro da parlamentari amici e amministrazioni conniventi come quelle di Marino a Roma o Pisapia a Milano, impedisce la pulizia e il rispetto delle regole. La magistratura non fa quello che può, con una sola eccezione: il procuratore Pignatone. Appena arrivato nella Capitale è andato controcorrente, ha iniziato gli sfratti, messo all'angolo il Comune, riesumato tante inchieste dimenticate nei cassetti. Purtroppo il carosello dei «black expo» segna un punto di non ritorno. Lo Stato ha risposto nel peggiore dei modi, opponendo al rispetto delle regole un 8 settembre dell'ordine pubblico che andrà ancora più a ricasco della povera gente. Alla prima occasione, però, lo stesso Stato ha smentito se stesso: dopo aver offerto l'altra guancia a Milano ha usato il pungo duro a Bologna malmenando i centri socali solo perché c’era da difendere Renzi in passerella alla festa de l'Unità. Stavolta niente tattiche argute e strategie vincenti. Le legge (del più forte) non è uguale per tutti.
Dai black expo al salva Renzi
di Gian Marco Chiocci I teppistelli infami di Milano appartengono alla grande famiglia degli intoccabili scrocconi. Una genìa brutta e sfigata che da decenni occupa abusivamente spazi pubblici e...