Politica

C’è Renzi. E la polizia stavolta carica

Con i black bloc nessuna reazione. Ma per il premier a Bologna scatta la tolleranza zero

Niente cariche della polizia se ci sono i black bloc. Ma se di mezzo c’è Matteo Renzi la tattica cambia radicalmente e chi manifesta contro il premier va contrastato e allontanato. È la doppia strategia che sembra aver adottato la polizia nei due casi in cui sono scoppiati disordini. A Milano gli agenti sono stati costretti da ordini dei superiori a restare fermi mentre i black bloc lanciavano loro contro di tutto, dai petardi ai fumogeni, dai sassi ai bastoni. Ieri a Bologna decisione completamente opposta quando esponenti dei centri sociali hanno contestato Matteo Renzi fuori dalla festa dell’Unità. Una decisione che ha sorpreso. E forse c’è anche lo zampino del ministro dell’Interno Angelino Alfano, sommerso di critiche dopo gli scontri per l’inaugurazione dell’Expo. Del resto, in una intervista al Corriere della Sera, proprio il ministro dell’Interno ha anticipato che le regole contro i manifestanti andranno cambiate. «Stiamo lavorando per i divieti preventivi come avviene per le partite di calcio – ha spiegato – Quando c'è un alto indice di pericolosità sarà proibito sfilare nel centro delle città, proprio come già avviene quando si impedisce ai tifosi di andare in trasferta». Inoltre «nel nuovo disegno di legge sulla sicurezza urbana abbiamo previsto l'arresto differito per i manifestanti in modo da avere ancora più poteri per bloccarli e inaspriremo il trattamento sanzionatorio per chi porta un casco o altri indumenti per celare la sua identità». Il titolare del Viminale ha spiegato poi la decisione di non sospendere il trattato di Schengen, perché i manifestanti «si erano dati appuntamento dopo la devastazione di Francoforte durante il vertice della Bce un mese e mezzo fa. Non potevamo chiudere le frontiere per settimane. Ma soprattutto non volevamo creare difficoltà ai visitatori di Expo. Sarebbe stato un successo per i black bloc». E mentre Alfano pensa a come correre ai ripari ieri i milanesi si sono organizzati per ripulire la città. Oltre 20 mila persone, in molti con guanti, pennelli e stracci, hanno aderito all'appello del sindaco Giuliano Pisapia a partecipare all'iniziativa «Nessuno Tocchi Milano». Una manifestazione per rimediare ai danni fatti dagli esponenti dei centri sociali che Pisapia ha difeso fino a ieri. «Grazie a tutti – ha detto il primo cittadino – questa è la festa della Milano che unisce, che reagisce, che dice no a ogni sopruso e violenza. Milano, città aperta, democratica e libera, è qui per dimostrare che nessuno può permettersi di ferirla. Un particolare ringraziamento va al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che questa mattina mi ha chiamato per esprimere il suo apprezzamento per la reazione della città, esempio per tutto il Paese». Una delegazione di Fratelli d'Italia guidata da Ignazio La Russa, Carlo Fidanza, Riccardo De Corato e Giovanni De Nicola ha invece manifestato in Piazza della Scala. Gli esponenti di FdI-An, armati di ramazze, hanno simbolicamente spazzato l'ingresso di Palazzo Marino. «Oggi pomeriggio il Sindaco ha guidato una manifestazione per ripulire la città dai danni causati dai suoi amichetti dei centri sociali. Noi siamo qui invece per spazzare simbolicamente via la giunta Pisapia», ha dichiarato Ignazio La Russa. Poi un appello ad essere presenti oggi alla manifestazione organizzata insieme alla Lega: «Attendiamo tutti i milanesi onesti e arrabbiati alla manifestazione di domani con le altre forze di centrodestra, con ritrovo alle ore 19 in corso Magenta, per solidarizzare con i concittadini che hanno subito i danni delle devastazioni e per chiedere le dimissioni del sindaco Pisapia oltre a quelle di Renzi e Alfano», ha aggiunto Carlo Fidanza.

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