Politica

Mix di Indagati e trasformisti, parte la corsa al voto

È scaduto il termine per la presentazione delle liste per le elezioni regionali e comunali in programma il 31 maggio

È scaduto alle 12 il termine per la presentazione delle liste per le elezioni regionali e comunali in programma il 31 maggio. Partiti e movimenti hanno depositato simboli e candidati in vista del voto che servirà a rinnovare i consigli regionali in Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Campania e Puglia, e in oltre mille Comuni, tra cui 20 città capoluogo. Spiccano per importanza Venezia, Aosta, Trento e Bolzano. Saranno complessivamente quasi 23 milioni gli italiani chiamati a votare. Ad Aosta, Trento e Bolzano e nei comuni delle amministrazioni autonome di Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige, le elezioni Comunali sono fissate per il 10 maggio (eventuali ballottaggi il 24 maggio). Sfogliando le liste si trovano alcune candidature curiose. Nelle liste di Emiliano c’è di tutto un po’, una sorta di minestrone. Troviamo alcuni rappresentanti del vecchio partito comunista accanto all’ex senatore di An Euprepio Curto. Emiliano imbarca anche il collaboratore di D'Alema Mazzarano (coinvolto nel Tarantini gate) e la Digeronimo, il pm che ha indagato Vendola. Infime l’ex prefetto di Bari, Enunziante. Una miscellanea per pescare voti in una platea elettorale più vasta possibile. Altra sorpresa nelle liste è quella che ci riserva Noi Sud, a sostegno di Stefano Caldoro. spunta il 39enne avvocato di Piano di Sorrento figlio di Claudio D’Isa, il giudice di Cassazione che partecipò alla camera di consiglio presieduta dal giudice Antonio Esposito conclusasi con la condanna di Silvio Berlusconi a 4 anni per frode fiscale. Ma Dario D’Isa è anche il protagonista di una storia assai controversa. Anzi: imbarazzante. Il suo nome compare in un’inchiesta per usura. Un’informativa dei carabinieri trasmessa alla Procura di Torre Annunziata, pm Silvio Pavia, mette Dario D’Isa al centro di una vicenda di prestiti a strozzo dove si agitano salumieri, pizzaioli, autisti, facchini, nullafacenti, a titolo di usurai o mediatori d’usura. C’è poi il caso dell’indagine nei confronti di Raffaella Paita. «È un atto di garanzia, sono un avvocato. Conosco queste cose». È la replica del ministro Maria Elena Boschi a chi le faceva notare che la candidata del Pd alle regionali è indagata per l'alluvione dell'autunno scorso. «Non si tratta di una sentenza ma di un'indagine- ha precisato il ministro per le Riforme- ci fidiamo della magistratura e speriamo che i giudici possano fare chiarezza nel più breve tempo possibile». C’è chi invece all’ultimo momento decide di cambiare schieramento. Il deputato Udc Giuseppe De Mita spiega con una «dignità da difendere» la scelta maturata nelle ultime ore di abbandonare la coalizione di centrodestra in Campania e sostenere il centrosinistra di Vincenzo De Luca. Nessun commento da parte del leader Ciriaco De Mita, che spiegherà nei prossimi giorni assieme al segretario nazionale Lorenzo Cesa, la scelta del cambio di rotta. Una decisione che si porta dietro una scia di polemiche. «Un esempio del peggiore trasformismo italico. La peggiore prima Repubblica» commenta sdegnato su Facebook Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d'Italia. Per Stefano Caldoro, presidente della Regione Campania e candidato del centrodestra, si tratta di «una «scelta disperata di chi ha paura di perdere».

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