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Il «sacrificio utile» del guru Saviano

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Deliri «savianeschi». Una città devastata, auto incendiate, vetrine sfasciate, agenti feriti, inaugurazione dell'Expo rovinata? Va tutto bene, madama la marchesa. È lui che lo assicura, lui che lo garantisce, lui che lo sentenzia. Lui è Roberto Saviano, l'autore di Gomorra e poco più, che stavolta, commentando l'azione dei criminali che hanno distrutto Milano, ha persino tirato un sospiro di sollievo. Poteva andare peggio, proclama il «nostro», prima di giungere ad insinuare, descrivendo il modus operandi dei devastatori in maschera, che forse, scavando e indagando, potrebbe venire fuori che chissà chi c'era, in realtà, dietro i criminali vestiti di nero. La nuova maschera napoletana ha infatti affermato che «dal modo paramilitare di azione, dall'utilizzo delle tute, fino al modo di tenere i bastoni per l'estremità», l'azione dei violenti appariva «comunicativamente sorprendente» e chi sfondava le vetrine sembrava un «militante o presunto tale». Ma Saviano ha elogiato soprattutto l'altro cambiamento, quello di non reprimere i violenti: «La scelta di carabinieri e polizia di non intervenire» schivando il «trucco preparato dagli squadristi, e cioè aggredire per far caricare la parte pacifica del corteo e portare tutti negli scontri», come, dice Roberto, da «vecchia strategia messa in atto anche dagli hooligan». «Certo - ha aggiunto - ci sono state macchine bruciate e vetrine rotte, un costo terribile, pesante ma necessario» anche per evitare di mostrarci «l'immagine della violenza repressiva» delle forze dell'ordine. Lo ha detto davvero: un costo necessario. Ma sì, lasciamo che mettano a ferro e fuoco la città, non sfioriamoli neanche, poverini. Ne verrà fuori una città devastata, è vero, ma che importa, almeno stavolta il ministro dell'Interno, il Capo della polizia e le forze dell'ordine, nella mente di Saviano, hanno fatto un ottimo lavoro. E se questa scelta è stata pagata da «negozianti e proprietari di auto», rimane, per l'editorialista di Repubblica, «una scelta intelligente». Sì, ha detto anche questo.

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