Il governo è a caccia di fondi ma quando arrivano da Bruxelles non è capace di spenderli e addirittura li restituisce. Non solo. L’Italia contribuisce al fondo per lo sviluppo europeo con risorse di gran lunga superiori a quanto riceve. È uno dei paradossi del nostro Paese che è alla disperata ricerca di risorse da poter investire in infrastrutture e per rilanciare l’occupazione ma non è in grado di impiegare quelle che l’Europa mette a disposizione come contributo alla crescita. Basti pensare che di qui a fine anno dovranno essere spesi 12 miliardi altrimenti andranno persi. La Cgia rileva che l'Italia ha utilizzato 35,4 miliardi di euro dei 47,3 messi a disposizione dai Fondi strutturali. La maggior parte di questi 47,3 miliardi di euro arriva dall'Europa e fanno parte della Programmazione 2007-2013. Inoltre, si segnala che l'incidenza dei finanziamenti utilizzati fino ad ora sul totale dei contributi assegnati, che include anche il cofinanziamento nazionale, ha raggiunto il 74,8%. Per il governo quindi è una corsa contro il tempo. Per non perdere 12 miliardi di fondi europei e nazionali dovremo spenderli e rendicontarli entro la fine del 2015, scadenza che difficilmente l'Ue prorogherà. Il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi spiega che «siccome nel 2013 abbiamo rendicontato 5,7 miliardi e nel 2014 attorno ai 7,5, appare difficile che nei pochi mesi che rimangono alla fine di quest'anno riusciremo a spendere e a contabilizzare tutta questa dozzina di miliardi». Non solo. L’Italia versa a Bruxelles ben più di quanto riceve. Come contributo finanziario netto allo sviluppo, l’Italia ha dato nel periodo 2007-2013, ben 109,7 miliardi di euro e ne ha ricevuti, attraverso i programmi comunitari, solo 71,8. «Nel rapporto dare/avere con l'Unione europea - conclude Bortolussi - in questo settennato abbiamo registrato un saldo negativo di 37,8 miliardi di euro. Dopo la Germania, il Regno Unito e la Francia, siamo il quarto contribuente netto a garantire l'azione dell'Unione». La vicenda di Pompei è emblematica delle difficoltà di impiego dei fondi europei. Il commissario europeo per le politiche regionali, Johannes Hahn, è già intervenuto sulla vicenda ricordando che dei 105 milioni di euro stanziati «solo l'1% è stato utilizzato e un altro 24% è stato destinato a lavori in fase di completamento». C’è poi il capitolo degli sprechi che ha reso i tecnici di Bruxelles particolarmente prudenti nell'approvare i piani italiani. È quanto è accaduto qualche anno fa a Napoli con 750mila euro del fondo regionale di sviluppo per la cultura dirottati sul concerto di Elton John e che costrinse la Regione Campania a restituire i fondi europei. I soldi si perdono in mille rivoli e spesso inseriti nel capitolo delle «iniziative a sostegno della cultura locale» vanno a finanziare numerose sagre. Alcuni esempi: i 70mila euro spesi per l'Afrakà rock festival di Afragola e i 500mila per il concorso ippico internazionale di Caserta. Secondo l'economista Giulio Sapelli la difficoltà nell’impiego delle risorse comunitarie è da attribuirsi soprattutto alla mancanza di professionalità. «Per accedere ai fondi europei occorrono nelle Regioni professionisti preparati sul fronte del diritto comunitario e poliglotti, mentre spesso queste funzioni vengono affidate a fedelissimi del governante di turno».
Fondi europei: sprecati o spesi male
A rischio 12 miliardi. Andranno persi se non li utilizziamo entro dicembre Cgia: l’Italia versa a Bruxelles più di quanto riceve. È il quarto contribuente
