Due Milano. Una invasa dal fumo dei lacrimogeni e dei petardi, l’aria resa irrespirabile anche per le auto, i cassonetti e i negozi dati alle fiamme dai black bloc. L’altra rutilante e splendente e ricca di vip accorsi nel capoluogo lombardo per l’inaugurazione dell’Expo. Due città che non si parlano, non si guardano, non si «filano» per niente, insomma. Una metropoli spaccata, con una metà che ignora l’altra. La giornata di debutto dell’esposizione ha visto l’assalto di circa 200 mila persone. «Oggi inizia il domani dell'Italia», ha detto il presidente del consiglio, Matteo Renzi, parlando dal palco dell’Open Air Theater, l'arena all’aperto del sito espositivo. Le autorità sono state presenti in gran numero: a parte il premier, c’erano il presidente emerito Giorgio Napolitano con la moglie Clio, Romano Prodi, Massimo D'Alema, il ministro Graziano Delrio, Letizia Moratti, che ha fortemente voluto la manifestazione. Tra i personaggi noti ma non «politici», invece, Giorgio Armani, Carla Fracci, Xavier Zanetti. Mentre Papa Francesco ha parlato in collegamento video dal Vaticano. Si è brindato, festeggiato, ci si è reciprocamente congratulati per il successo dell’iniziativa. Ma a pochi chilometri dai saloni fantasmagorici dell’Expo, Milano bruciava. In tanti hanno invaso il lungo decumano, aggirandosi tra i padiglioni nazionali e i cluster, fermandosi ad assaggiare specialità o ad assistere ai momenti di intrattenimento organizzati dai singoli Paesi per inaugurare i propri spazi. All’apertura dei varchi, come da programma alle 10, anche se gli addetti ai lavori hanno potuto accedere prima, si erano già formate le prime code, in parte anche dovute ai controlli di sicurezza di tipo aeroportuale. «Siamo arrivati a 11 milioni di biglietti venduti», ha detto ieri, molto soddisfatto, il commissario Giuseppe Sala, che il giorno prima aveva dichiarato: «Il gran giorno è arrivato, finalmente. Expo è un’imperdibile opportunità di rilancio del turismo. Spero solo che non ci siano incidenti - aveva detto prima del suo discorso - anche perchè questa deve essere una giornata di festa per Milano». La festa, però, l’hanno fatta i teppisti ad automobilisti, commercianti e a tutti i cittadini imbufaliti contro le devastazioni barbare e gratuite. «Ce l’abbiamo fatta, in questo primo maggio Milano si è svegliata con una bellissima giornata», aveva salutato dal palco le autorità il sindaco di Milano Giuliano Pisapia durante l’inaugurazione. «Ci siamo preparati, avete risposto da tutto il mondo. Milano sarà ancora più bella, sarà la casa di tutti, una città attraente, solidale e gioiosa. Vedrete, Milano e l'Italia vi stupiranno». Lo stupore c’è stato. In tutto il mondo. Ma per altri motivi, purtroppo. La «festa» per i vip che erano all’Expo e per chi non si trovava invece nel bel mezzo della guerriglia, è continuata nel pomeriggio alla Scala, che ha salutato l’inizio dell’esposizione universale con la «Turandot» di Giacomo Puccini. L’opera è stata un trionfo, andato in scena in una piazza letteralmente blindata dopo gli scontri. Ingente come non mai lo schieramento di forze dell’ordine, con agenti in borghese fin nel foyer del teatro: l’inaugurazione della stagione speciale studiata dal Piermarini per l’Expo è stata il debutto di Renzi nel palco reale riservato alle autorità. Indine ieri, tanto per allietare la seconda giornata, si è verificato il distacco di un pezzo di ferro, parte della struttura esterna al padiglione turco, pesante circa 300 grammi, che è caduto in testa a una visitatrice albanese di 24 anni. La giovane è stata trasportata d’urgenza all’ospedale San Carlo ma non è in pericolo di vita. È il primo incidente di Expo 2015. L’area è stata transennata.
C’è una Milano da bere ...e una Milano da bruciare
Feste e danze per i vip alla prima dell’Expo (dove crolla un padiglione) VIDEO Così i "bravi ragazzi" hanno devastato la città
