Le cronache certificano che Marco Pannella ieri ha compiuto 85 anni, ma sappiate che non è vero. Pannella di anni non ne ha. Perché non si fa trasportare, adagiato, sulla barca dei giorni. Ma la governa, rema, la fa girare su se stessa, va ora indietro e ora avanti. Non è il tempo a dominare Pannella, ma viceversa. Esiste un calendario pannelliano fatto delle sue battaglie politiche, gli scioperi della fame, il corpo che irrompe nelle foto dei giornali o in tv ora smagrito ora di nuovo tonico, e i capelli quando corti quando lunghi raccolti in una coda bianca. Nessuno potrà dire mai che Pannella è un uomo della Prima Repubblica, epoca in cui, ad esempio, condusse la battaglia sul divorzio. Né che è stato un uomo degli anni ’90, quando portò i Radicali allo zenith della popolarità grazie alla campagna Emma for President. Né, ancora, che è stato uomo del 2000, quando si battè sulla legge 40. Pannella è, e basta. Con la sua vagonata carica di umanità. Figlia della scelta di aver colato la missione politica dentro la corazza della sua esistenza, senza lasciare spazi vuoti. Non sapremo mai se Pannella è stato in vacanza ai Caraibi. Ma sappiamo benissimo che a Natale si mette in marcia per l’Amnistia e la Giustizia. D’altronde, lo ha detto lui ieri, «Non ci siamo mai fermati». Come i leader che ricorrono nella sua narrazione politica, Gandhi e il Dalai Lama. Con quest’ultimo è ritratto in una foto che giganteggia nella sede dei Radicali, a via di Torre Argentina, e la mostra con orgoglio. In effetti, ripensandoci, si identificano. Il Dalai Lama è in esilio da una vita. E anche Pannella lo è: dalla politica dei livelli che si intersecano, quello della cosa pubblica e quello degli affari, dell’ossequio a gruppi di interesse. Un altro non sarebbe durato un mese. Lui, al contrario, ha scavato a fondo il suo nome nella storia nel Paese, ma non è mai stato ministro. Carismatico di un carisma anomalo, che si insinua nella mente e nel cuore dell’opinione pubblica senza sollevarla. Non ti chiederai mai «che fine ha fatto Pannella?» anche se non lo vedi per mesi sui media. Sai già che starà sposando la causa di qualche popolo perseguitato dell’altra parte del mondo, oppure che starà digiunando. Tutto questo gli ha consentito, da uomo forte, di dialogare con altri uomini forti. Diversi da lui. Con Craxi ci fu una sincera, solida amicizia maturata sin dagli anni di comune militanza nella politica universitaria. Il potente Bettino, il temuto Bettino, un giorno ricevette una lettera che cominciava così: «Brutto coglione», e giù una serie di rimproveri per errori politici. Indovinate chi era mittente. L’altro leader è Berlusconi. La prima Forza Italia, che aveva dei tratti autenticamente liberali, fece un pezzo di strada proprio con i radicali. Poi le strade si separarono, eccezion fatta per la comune sensibilità di Pannella e Berlusconi sui temi della giustizia. Altro capitolo dell’epopea pannelliana, quei dubbi che gli fanno tanto comodo. Uno su tutti, la ventilata paternità. Sarà vero no che è padre? Sì, è vero. Perchè chiunque, in questo Paese, abbia mai lottato per una causa ideale senza preoccuparsi del «dopo», è un po’ figlio suo. E, a proposito di radicali ieri, proprio a Radio Radicale Emma Bonino, che sta combattendo contro una grave malattia, ha rivelato: «Ho ricevuto una inaspettata quanto graditissima telefonata di Sua Santità Papa Bergoglio. Si è informato sulla mia salute e mi ha incoraggiato a tenero duro, a continuare».
Auguri a Marco, onesto per tutte le stagioni
Pannella compie 85 anni. Grandi feste per il leader che ha segnato un’epoca
