Politica

Italicum, sì anche alla terza fiducia

Con 342 voti a favore e 15 no. Assenti le opposizioni. Asse Fi-Sel-M5S per referendum abrogativo LEGGI ANCHE Dissidenti Pd minoranza da barzelletta

L'Aula della Camera ha dato il via libera anche alla fiducia sull'articolo 4 dell'Italicum. I voti favorevoli 342, quelli contrari 15, un deputato si è astenuto. Le opposizioni non hanno partecipato al voto.   La "resistenza" dei dissidenti. 37 dissidenti del Pd resistono anche alla terza fiducia. Gli stessi deputati che non hanno partecipato al voto della prima e della seconda fiducia hanno disertato l'aula anche in occasione del terzo voto. A loro si aggiungono i due assenti giustificati Benamati e Genovese. Rispetto al secondo voto di fiducia, tuttavia, la maggioranza perde 8 voti. Sono quelli dei due Popolari per l'Italia Caruso e Gigli. Oltre a Matarrese e Vezzali di Scelta Civica (che si aggiungono a Galgano, che non aveva votato dalla prima). Altri assenti in Ap Bosco, Cera, Minardo, Piccone che si aggiungono a De Girolamo e De Mita che non avevano votato alla seconda.   Il governo incassa la seconda fiducia. Nella tarda mattinata la votazione. Questo l'esito: 350 a favore, 193 contrari, 37 i dissidenti del Pd. Ieri erano rispettivamente 352 pro, 207 contro e 38 contrari. I voti non collimano alla perfezione (da Sel è tornato all'ovile Matarelli, che oggi non ha votato la fiducia) ma il dato politico non cambia nel suo insieme. Niente di nuovo dall'emiciclo di Montecitorio. E' da Palazzo Madama che giunge una notizia, anche questa peraltro ampiamente annunciata: passa la riforma della Pubblica Amministrazione, senza strappi e senza ferite. Si riunisce subito dopo il voto la riunione dei capigruppo. I presidenti dei gruppi di Lega e Forza Italia lasciano anzitempo la riunione, per protestare contro la gestione del Presidente della Camera. "Il calendario se lo facciano Renzi e la Boldrini", dice, Massimiliano Fedriga, della Lega, "Boldrini si dimetta così farebbe una figura migliore e aiuterebbe il Parlamento a riacquisire una sua dignità". "Continua l'egemonia del Pd che, non contento di riassumere in sé i ruoli di opposizione e minoranza, replica questa dialettica all'interno dalla capigruppo e la presidente Boldrini, mi dispiace dirlo, non fa altro che svolgere il ruolo di notaio di questa situazione", gli fa eco l'omologo forzista Renato Brunetta. Proteste o meno, ne esce il calendario dei lavori della prossima settimana.   Lunedì voto finale. Il voto finale arriverà lunedì, tra le 22 e le 23. L' Italicum allora sarà legge, e si aprirà una nuova fase politica. Lo fa sapere, con tutte le sfumature che si prestano ad un caso del genere, Angelino Alfano, ieri ed oggi fedele alla linea della fiducia. "Ora si apre una fase nuova, quindi noi chiediamo al Governo e alla maggioranza di modificare la riforma costituzionale, quella del Senato, e abbiamo una proposta che ha portato avanti il nostro senatore Quagliariello", avverte, "secondo me la scelta giusta del Governo e del Presidente del Consiglio dovrà essere quella di aprire veramente un negoziato sulla nuova impostazione da dare al Senato della Repubblica e anche su un altro capitolo che mi pare rilevante, ossia quello dei contrappesi. Dobbiamo creare dei bilanciamenti istituzionali, e mi riferisco per esempio al sistema delle authorities e a un sistema del Senato piu' legittimato dal voto popolare".   Asse Fi-Sel-M5S per referendum abrogativo. Ultimo argine, il referendum abrogativo. Mentre alla Camera va in scena il terzo voto di fiducia sull'Italicum, in ordine sparso le opposizioni dichiarano di volersi appellare ai cittadini: decidano loro se tenersi o meno una legge che in Parlamento continua ad accendere gli animi. I primi a tirare fuori dal cilindro l'idea referendum, i grillini. "La battaglia contro l'Italicum continuerà anche dopo la sua approvazione - promette battaglia Danilo Toninelli, l'uomo riforme del M5S - stiamo pensando a un referendum abrogativo totale dell'Italicum. Ovviamente non vogliamo farlo da soli e potrebbe interessare tutte le forze politiche e della società civile che contestano questo tentativo di accentramento del potere di Renzi". Anche Sel, in conferenza stampa, ammette di averci fatto un pensierino. E tenta di trovare sponda nella minoranza dem, ormai in guerra aperta sull'Italicum. Il referendum? "Vedremo, tutto è possibile", risponde ai cronisti il capogruppo a Montecitorio Arturo Scotto, che punta a un "fronte ampio, anche con chi questa legge non l'ha appoggiata pur stando nel Pd, e insieme andare a spiegare che l'Italicum va superato, per via parlamentare o cercando di convincere i cittadini". Sulla stessa linea Forza Italia. Il partito berlusconiano "vuole riformare e non calpestare le Istituzioni - dice in Aula la portavoce degli azzurri, Mara Carfagna - Per questo forse l'unica strada da percorrere oggi è rivolgersi al corpo elettorale. Se democrazia immediata e diretta deve essere, che lo sia davvero. Rivolgo un appello a chi non condivide questa legge: sediamoci e immaginiamo di promuovere un referendum, diamo la parola ai cittadini, chiediamogli cosa pensano dell'Italicum e se lo vogliono abrogare. Noi non abbiamo paura, non temiamo le idee degli italiani. Il governo la pensa come noi?".

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