Sull’esame della legge elettorale, il deputato grillino Alessandro Di Battista ha osservato che in Parlamento non c’è libertà perché i partiti cacciano via i dissidenti. A prescindere che questo avviene non marginalmente anche nel movimento 5 Stelle, la democrazia italiana, nell’attuale declinazione, si sta caratterizzando in modo evidente in questa direzione. Vale per il Partito Democratico dove si ribadiscono le regole democratiche che contemplano che sia la maggioranza a dettare la linea e le minoranze a seguirla. Vale per il Nuovo Centro Destra dove il capogruppo Nunzia De Girolamo è stata rimossa poiché dialogante con Forza Italia, la quale a sua volta depotenzia Raffaele Fitto perché da tempo non in sintonia con il Cavaliere. Lo stesso vale anche per la Lega, dove Flavio Tosi si candida alla Regione indebolendo Luca Zaia. È chiara la tendenza che oggi chi si oppone al segretario del partito non viene recuperato, non si considerano le ragioni - e gli spazi politicamente vitali - degli altri, ma si indica la porta d'uscita. Nei 70 anni di democrazia sono comportamenti inediti. Sintomo dell’ulteriore debolezza di un regime democratico ridotto a semplice procedura nell’immediatezza mediatica. In tale contesto, chi gestisce la segreteria di partiti sempre meno presenti nella società possiede la chiave principale che si traduce nella scelta delle candidature. Chi detiene la maggioranza piglia tutto, caratterizzando una democrazia a credibilità limitata, dove a livello planetario, come sostiene Giorgio Galli, le decisioni che riguardano la vita delle persone comuni, più che nelle assise democratiche dei singoli Paesi, vengono assunte nei consigli di amministrazione delle multinazionali. «Dai diamanti non nasce niente» cantava Fabrizio De Andrè. A poco serve, quindi, la crescente disaffezione elettorale, che l’Italicum probabilmente non potrà che accentuare. Infatti, dall’interno del sistema non ci si può attendere alcun serio cambiamento strutturale, per cui è all’esterno di quello che c’è che va ricercata qualche possibilità per ricostruire la democrazia italiana con nuovi germogli. Tanti dei quali ancora da impiantare.
La «nuova» democrazia malata Chi protesta nei partiti è fuori
di Marco Caligiuri Sull’esame della legge elettorale, il deputato grillino Alessandro Di Battista ha osservato che in Parlamento non c’è libertà perché i partiti cacciano via i dissidenti. A...
