Politica

Italicum, passa la prima fiducia: ok della Camera con 352 sì

Il governo incassa il primo dei tre voti, gli altri due giovedì. Scontro Renzi-Bersani: 38 dem non partecipano. L'ex segretario: "Non esco dal Pd, lo strappo l'ha fatto Matteo" LEGGI ANCHE L'ultima giravolta di Matteo

Il governo ha incassato la prima delle tre fiducie poste sull'Italicum. I votanti sono stati 559, un astenuto, 352 i sì e 207 i no. In 38 gli esponenti del Pd che non votano, tra cui Bersani, Letta, Cuperlo, Bindi, Civati, Epifani. Ma il premier continua a tirare dritto e dopo il voto twitta:   Grazie di cuore ai deputati che hanno votato la prima fiducia. La strada è ancora lunga ma questa è #lavoltabuona — Matteo Renzi (@matteorenzi) 29 Aprile 2015 Soddisfatta anche la ministra Boschi, che minimizza i 38 voti mancanti al Pd: "Siamo in linea con i numeri delle altre fiducie. E' il primo passo". In tutto, alla maggioranza vengono a mancare 44 voti: 41 del Pd non votano (38 gli esponenti della minoranza interna che non hanno votato la fiducia, più le assenze giustificate). Gli altri voti mancanti arrivano dalle file di Area Popolare: Beatrice Lorenzin in missione, De Mita, De Girolamo e Cera che non hanno partecipato al voto. Anche il vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini, ridimensiona quanto accaduto alla Camera: "Il voto di fiducia è molto alto, il secondo più alto di tutta la legislatura. Si è contenuto anche lo strappo nel Pd". E rassicura i ribelli: "Non espelliamo mai nessuno". Del resto, l'ultimo e forse più impegnativo scoglio che il governo dovrà affrontare è il voto finale a scrutinio segreto. Lì, dietro l'anonimato, potrebbero coalizzarsi i dissidenti Pd con parti delle opposizioni.     Area Riformista: in 50 votano sì. "Almeno 50 deputati di Area riformista voteranno la fiducia", pur considerando "un errore" di Renzi averla posta sull' Italicum. Il documento il cui senso viene anticipato ai giornalisti in Transatlantico fotografa il punto di svolta politico della sofferta partita nel Pd aperta dall'approvazione dell' Italicum e, appunto, dalla scelta di Renzi di mettere la fiducia. In sostanza, il fronte del no si assottiglia e il presidente del Consiglio-segretario Pd si avvia a chiudere con un successo la sfida con la minoranza Dem. E il governo incassa intanto la prima fiducia a Montecitorio. Senza incidenti o intemperanze, nonostante il clima incandescente di ieri, passa allora il primo dei tre voti di fiducia (domani gli altri due) sulla riforma elettorale.   Scontro Renzi-Bersani. Se non si tratta di strappo, il solco nei Democrat comunque c'è, e Pier Luigi Bersani lo conferma. Scandisce, l'ex segretario, che "io non esco dal Pd, nessuna scissione. Bisogna tornare al Pd, non uscirne" e accusa: "Lo strappo non l'ho fatto io, l'ha fatto Renzi mettendo la fiducia". "Ora ci dicono che dobbiamo essere leali, proprio perché siamo ex segretari e dirigenti del Pd, ma si sono ricordati di noi solo ora, non quando ci hanno rimosso dalla commissione o non ci hanno invitato alla Festa dell'Unità". "Se la legge elettorale andrà e il governo potrà proseguire il proprio compito, si aprirà una fase affascinante per tutti noi", assicura Renzi. L'aria che tira a Palazzo Chigi la si intuiva già dalla battuta di Maria Elena Boschi che diceva ai cronisti, all'arrivo alla Camera, di sentirsi "fiduciosa per la fiducia". "Non siamo prepotenti e arroganti, stiamo solo facendo il nostro dovere - rivendica Renzi nella sua enews - Siamo qui per cambiare l'Italia. Non possiamo fermarci alla prima difficoltà. Se accettiamo anche noi, come accaduto troppo spesso in passato, di vivacchiare e rinviare, tradiamo il mandato ricevuto alle primarie, dal Parlamento, alle europee". A Stefano Fassina tenere il conto del fronte dissenziente: "Non so quanti saremo precisamente a non votare la fiducia, perché ci sono colleghi che stanno ancora riflettendo, ma credo che alla fine dovremo essere un gruppo numeroso, probabilmente più di trenta". Conferma la linea della non partecipazione al voto e esclude scissioni all'orizzonte, Davide Zoggia: "Noi ieri sera - spiega - abbiamo avuto la riunione della componente di Area Riformista e Roberto Speranza ci ha spiegato le ragioni del suo non voto di oggi alla Camera. Mi pare che quella posizione, almeno per quanto mi riguarda, possa essere condivisibile. Escluderei qualsiasi ipotesi di scissione o gruppi autonomi. La nostra battaglia la conduciamo all'interno del Pd che è la nostra casa".

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