Sembra il rush finale di uno studentello non proprio brillante che cerca di evitare la bocciatura. Tutto il castello delle riforme renziane appare il proverbiale topolino partorito dalla montagna, ma il capitolo scuola merita un discorso a parte. Da sempre gli insegnanti sono un gran serbatoio di voti per il Pd, un serbatoio che il premier, con i suoi atteggiamenti irrituali, rischia di svuotare. Allora ecco le «grandi manovre renziane»: da un lato si cerca di «ammorbidire» la linea, dall’altro si disinnescano gli attacchi, magari spostando (di poco) il giorno di una prova importante se in quel giorno è stato fissato uno sciopero. Mezzucci, ma che talvolta possono risultare efficaci. L’Invalsi, l’ente per la valutazione del sistema educativo, ha deciso lo slittamento delle prove già fissate per il 5 e 6 maggio 2015 rispettivamente al 6 e 7 maggio 2015. «Si tratta - spiegano dall’Invalsi - di uno spostamento di data dettato dalla responsabilità dell’Istituto di ricerca di assicurare la significatività scientifica dei dati». E dopo le contestazioni al ministro Giannini a Bologna la mossa ha scatenato una valanga di proteste: «Atto gravissimo senza precedenti», denuncia l’Unione degli Studenti. Sul versante delle riforme, invece, l’alunno Renzi cerca di recuperare il trimestre con una mossa diversa: «La vera sfida riguarda la possibilità di tornare a investire nel capitale umano - scrive Matteo in una lettera ai circoli del Pd - Sulla ricerca, sull’innovazione, sulle città sostenibili. E tutto parte dalla scuola. Il nostro disegno di legge maturato dopo una campagna di ascolto lunga mesi - continua il premier - può essere migliorato ancora». E prosegue: «Siamo aperti e pronti all’ascolto. Ma un punto deve essere chiaro: la scelta dell’autonomia è decisiva. Significa che la scuola non deve essere nelle mani delle circolari ministeriali e dei sindacati, ma dei professori, delle famiglie, degli studenti - continua il premier - Grazie alle scelte del Pd in Parlamento per la prima volta dopo anni ci saranno più soldi per le scuole e per l’edilizia scolastica, si torna ad assumere e si faranno di nuovo i concorsi, i professori avranno più risorse per la loro formazione, il merito dovrà essere valutato in modo puntuale e dagli asili nido al diritto allo studio il sistema educativo sarà più giusto». Dal messaggio emerge la possibilità di «miglioramento», cioè di dialogo tra le parti. E guardacaso dai sindacati arriva un contro-messaggio. I confederali Cgil, Cisl e Uil, riferendosi alla Festa dell’Unità di Bologna (quella dove è stata spernacchiata la Giannini), assicurano: «Non sono state organizzate contestazioni». Certo, affermano unanimi i segretari Maurizio Lunghi (Cgil), Alessandro Alberani (Cisl) e Giuliano Zignani (Uil): «sarebbe stato corretto chiamarci per far esprimere anche la nostra posizione», sia sulla riforma della scuola sia sulle politiche del lavoro, perché, avverte Lunghi, «non c’è dialogo se organizzi un’iniziativa dove parli solo tu». Così proprio oggi, contro la riforma della scuola del governo Renzi, la cosiddetta Buona Scuola, Cgil, Cisl, Uil, Snals Confsal e Gilda-Unams, daranno vita a «Cala la notte sulla scuola-Riaccendiamo la vera scuola!», corteo che dall’ex stazione Leopolda, alle 19, si sposterà verso il centro storico di Firenze, la città da dove il premier si è lanciato nella politica nazionale. Renzi, in materia di scuola, dà un colpo al cerchio e uno alla botte. Riuscirà ad evitare la bocciature? Forse. Ma un paio di materie a settembre dovrà portarle.
Sulla scuola Matteo rischia la bocciatura
Travolto da critiche e proteste il premier si ammorbidisce: «Siamo pronti all’ascolto»
