Politica

L’antirenzismo finisce in sacrestia

Nonostante l’elezione di Mattarella il premier è in rotta con la Chiesa Berlusconi, Bersani e Letta provano a ingraziarsi l’elettorato cattolico

Sarà anche vero che, come sostiene Gianfranco Rotondi, «le tonache a questo giro hanno mollato Berlusconi». Ma al tempo stesso, si potrebbe sostenere, le gerarchie ecclesiastiche tutto hanno fatto fuorché abbracciare Matteo Renzi. In fondo è un paradosso. L’uomo più vicino a rifondare la Dc, colui che ha fatto dello scoutismo il paradigma della sua esistenza, colui che - soprattutto - ha portato al Quirinale il cattolicissimo Sergio Mattarella, con il Vaticano proprio non riesce a legare. Sarebbe esagerato disegnare un dualismo Renzi-Chiesa, ma di certo il rapporto del segretario Pd con i riferimenti cattolici non ha mai spiccato il volo. I contatti tra il suo entourage e il mondo in tonaca - fatta eccezione per il neoministro dello Sviluppo Graziano Delrio - sono pressoché inesistenti. E a peggiorare il quadro sono arrivate alcune decisioni - come il varo del divorzio breve, l’accelerazione sui diritti civili (finora più annunciata che nei fatti) o l’ipotesi di affondare i barconi dei migranti prima della partenza - che dalle parti di San Pietro non sono state certo accolte con entusiasmo. Di questa assenza di rapporti il premier ne fa quasi un vanto. Per uno come lui - abituato a presentarsi come immune dai poteri forti - la freddezza con il Vaticano è l’ennesimo spot di indipendenza. E anche la scelta di disertare l’annuale meeting di Rimini nel 2014 va in questa direzione. Fatto sta che in questo modo il premier - normalmente propenso a occupare tutti gli spazi politici - ha lasciato un varco ai suoi oppositori. Che non si sono fatti pregare per provare a imboccarlo. Al di là dell’annunciata visita di Silvio Berlusconi al Santuardio di Padre Pio, sono i movimenti della sinistra Dem a destare più curiosità. A partire da un insospettabile, quel Pier Luigi Bersani che, escluso dalla Festa dell’Unità di Bologna, giovedì scorso si è riscattato partecipando alla presentazione del libro di Rocco D’Ambrosio «Non come Pilato. Cattolici e politica nell’era di Francesco» nelle sale dell’università Gregoriana. E da lì ha tirato le orecchia una «cultura cattolica che in politica ha sempre dato un contributo basico sui temi della democrazia ma oggi mi sembra un pò appannata». Il senso è chiaro: di fronte alle presunte derive autoritarie delle riforme renziane la Chiesa dovrebbe far sentire maggiormente la sua voce. Che lo faccia su input dell’ex comunista Bersani, però, appare un po’ difficile. Più successo potrebbe avere un Enrico Letta mai così attivo. L’ex premier, nel suo lungo peregrinare finalizzato alla presentazione del suo libro, è passato anche dal Centro Astalli, centro studi dei gesuiti. E ne ha approfittato per sottolineare gli aspetti benefici della missione Mare Nostrum - varata con il suo governo - a dispetto dell’operazione Triton partorita dalla Ue sotto l’esecutivo di Renzi. Un tema, quello dell’immigrazione, piuttosto sensibile per la Chiesa, che ha espresso molte perplessità sulle ultime proposte ipotizzate dal premier per contrastare l’emergenza libica. Non solo. I più attenti hanno notato come la prima intervista concessa da Letta dopo essere stato disarcionato dal governo fu alla rivista Civiltà Cattolica. Senza contare i rapporti con Papa Bergoglio, assai più profondi di quelli che può vantare il premier attuale. Che questo tentativo di ingraziarsi le gerarchie cattoliche - al quale non è estraneo un altro ex presidente del Consiglio, Romano Prodi - porti a qualcosa è tutto da dimostrare. Il consenso di Renzi nel Paese resta solido, a differenza dei suoi oppositori. Ma tentar non nuoce, sperando che il vecchio moto della Dc possa tornare anche oggi d’attualità: nel segreto dell’urno Dio ti vede, Matteo no.

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