Volevano compiere un attentato in Vaticano e per farlo, a marzo 2010, arrivarono a Roma due pakistani ritenuti dagli inquirenti due kamikaze. L’organizzazione terroristica, però, aveva capito di essere sotto la lente di ingrandimento delle forze dell’ordine e ha desistito dal progetto, allontanando in poco tempo i due uomini di cui si sono prese le tracce. È uno degli aspetti più inquietanti emersi dall'indagine della Procura di Cagliari, che ha emesso 18 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone indagate, a vario titolo, per reati legati al terrorismo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con cui il gruppo si finanziava. Dieci ordinanze sono state eseguite ieri, nei confronti di nove pakistani e un afghano, tra Olbia, dove operava la cellula legata ad Al Qaeda, Civitanova Marche, Bergamo, Roma e Sora. Al vertice dell’organizzazione l’imam di Bergamo Muhammad Hafiz Zulkifal, 43enne. Dalle intercettazioni telefoniche è emerso che il gruppo aveva programmato diversi attentati in Italia, tra cui quello in Vaticano. Il capo della Procura di Cagliari, Mauro Mura, che ha coordinato le indagini insieme al Servizio centrale antiterrorismo della Polizia, ha precisato che la circostanza relativa all’attentato al momento non è «oggetto di contestazione» nei confronti degli arrestati. Del network fondamentalista facevano parte anche due membri legati alla rete di fiancheggiatori che in Pakistan proteggevano Osama Bin Laden. In carcere sono finiti, oltre l’imam di Bergamo, Sultan Wali Khan, 39 anni, a capo della comunità pakistana a Olbia, ai vertici della cellula terroristica sarda. Gli altri arrestati sono Imitias Khan, 40 anni, Niaz Mir, 41, Siddique Muhammad, di 37, Yahya Khan Ridi, afghano di 37 anni. E ancora: Haq Zaher Ui, 52 anni, Zuabair Shah, di 37, Sher Ghani, di 57. Altre 8 persone sono ricercate. Nella Capitale un ruolo di spicco era affidato a Niaz Mian, residente a Roma, dove raccoglieva i fondi per finanziare le attività terroristiche. Imprenditore da anni residente nel quartiere Alessandrino, gestiva in via di San Vito, all’Esquilino, un’agenzia di viaggi e diversi punti Money transfer sparsi per tutto il territorio. Era lui, grazie alle sue attività ed agli agganci con le amministrazioni, a coordinare a livello nazionale le "collette" organizzate tra le comunità islamiche del nord Sardegna, del Lazio e delle Marche. Somme esorbitanti, centinaia di migliaia di euro, ufficialmente destinate a scopi umanitari, in realtà spedite con voli diretti alle famiglie dei martiri e agli organizzatori dell’azione armata. I soldi venivano inviati attraverso il sistema hawala, un meccanismo di trasferimento valutario occulto basato sul legame fiduciario diffuso nelle comunità islamiche europee. Sempre nel Lazio, questa volta a Sora dove viveva e lavorava, è stato arrestato Zaher Ul Haq. A capo anche lui di un’agenzia di viaggi e di diversi Money transfer, procacciava falsi contratti di lavoro ai suoi connazionali per fargli ottenere facilmente il permesso di soggiorno.
"Pronti a farci esplodere in Vaticano"
Nel 2010 due kamikaze pakistani erano nella Capitale. Sgominata cellula di Al Qaeda "Romano" l’elemosiniere LEGGI ANCHE La Santa Sede si blinda con le supertelecamere
