Politica

E la Santa Sede si blinda con le super telecamere

Ecco le contromosse per la sicurezza nell'area della Basilica

Sono super telecamere la contromossa messa a punto dal Vaticano. E non solo. La Santa Sede è guardata a vista, 24 ore su 24. Adesso si sa che nel 2010 una cellula terroristica islamica operativa a Sassari, in Sardegna, voleva colpire la Santa Sede, il Papa (anche se l’ipotesi di reato non è contestata agli indagati dalla magistratura). Gli integralisti sarebbero riusciti a realizzare il piano?Un progetto di morte facile o impossibile da portare a termine? Il clima di allarme in cui i jihadisti hanno precipitato l’Occidente ha alzato ovunque l’asticella dei controlli. Specie a San Pietro. Uno dei sistemi anti-terrorismo è recente, di pochi giorni fa. Praticamente il Vaticano si è "blindato", è diventato una cittadella difficile da espugnare e anche da attaccare. È guardato da nuove telecamere più potenti delle altre, in totale circa settanta. Gli occhi elettronici installati sono puntati sull’area interna e attorno al colonnato del Bernini. A osservare le immagini sono operatori al lavoro giorno e notte in due sale operative: una nella sede della Gendarmeria dentro lo Stato vaticano, e l’altra nell’Ispettorato della polizia, a pochi metri dalla piazza. Gli addetti hanno la visione dettagliata dello slargo. Possono vedere gli spazi più nascosti, in ombra, che prima non era agevole visualizzare. Possono seguire gli spostamenti di eventuali personaggi ritenuti sospetti che si aggirano tra i marmi. Chiaramente la prevenzione non fa miracoli. Fonti investigative spiegano: «Non è possibile escludere il gesto da pazzi. Lo si può fare qui e in altri luoghi simbolici. Ma in Vaticano è impossibile che il responsabile non venga immediatemente circondato e neutralizzato». Infatti, su circa duecento uomini in organico, a passare al setaccio la zone sono più gli agenti in borghese che quelli in divisa. Una morsa che scatta all’improvviso. Si è visto il 27 dicembre scorso, quando l’ex terrorista bulgaro Alì Agca è arrivato a piazza San Pietro con in un mano un mazzo di rose bianche da portare sulla tomba di Giovanni Paolo II. Si è avuta dimostrazione il 25 dicembre quando una femen a petto nudo ha preso il Bambinello inscenando la sua protestain mezzo alla piazza. E, ancora meglio, è saltato all’occhio l’11 febbraio di dodici mesi fa quando due del movimento dei Forconi hanno tentato di darsi fuoco sotto le finestre del Papa. Ieri, a poche ore di distanza dalla notizia dei presunti qaedisti di Sassari, a San Pietro tutto fluiva come al solito. Folle di turisti, comitive con la guida con il braccio alzato per far vedere la bandierina distintiva del gruppo. Parcheggiati su via della Conciliazione due furgoncini e un’auto della polizia municipale. Una jeep e un altro mezzo dei carabinieri in sosta davanti alla piazza. Solo tre venditori ambulanti sotto al braccio sinistro del colonnato. Tanta gente seduta, tanta in fila davanti ai Rapiscan, gli scanner cubici sistemati poco prima della Basilica, dentro ai quali i visitatori debbono far passare i propri bagagli, mentre loro passano sotto al metal detector. Un cartello avvisa chi vuole accedere alla casa di Pietro: non portare forbicine, coltelli o altre oggetti in metallo. Dall’ufficio di polizia qualcuno avvisa via radio: «C’è un soggetto con felpa rossa e pantaloni jeans che si muove alla vostra sinistra. Controllatelo». La comunicazione è arrivata a due poliziotti dall’altra parte, che sorvegliano il flusso di persone in uscita. Un viavai tagliato da una minicar del 113 che transita a passo d’uomo tra la gente.

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