Il governo si prepara a spendere soldi prima di averli in cassa. È uno dei «miracoli» di Renzi battezzato con l’accattivamente nome di «tesoretto» ma che rischia di trasformarsi in un flop. O addirittura in una maggiore spesa. A sollevare il velo su questa «furbata» del Def, non è l’opposizione ma un organismo neutro, l’Ufficio parlamentare di bilancio. Il presidente, Giuseppe Pisauro, nell’audizione al Senato, ha espresso una forte perplessita» sull'utilizzo del tesoretto da 1,6 miliardi nel 2015, poichè «sembra prematuro considerare acquisite queste risorse e non è prudente l'uso prima che il miglioramento si materializzi». Pisauro sottolinea che si decide di affrontare questa spesa basandosi sulle previsioni di un quadro economico in miglioramento, «senza attendere che questo miglioramento di materializzi». Non solo. Le stime di crescita sono legate a variabili esterne al Paese che potrebbero cambiare in modo sfavorevole. Insomma c’è troppo ottimismo in questo Def. Una visione condivisa dall’Istat e dalla Corte dei conti. Per la magistratura contabile «le stime di gettito fiscale potrebbero risultare sovradimensionate» e l’andamento delle entrate potrebbe essere «più debole di quanto atteso». Anche la Corte dei conti dice che il governo dà troppo per scontato il miglioramento del quadro economico internazionale mentre la situazione è ancora dominata da grande incertezza. Proprio alla luce di questo scenario, il tesoretto, suggerisce il presidente Squitieri, dovrebbe essere utilizzato per rafforzare la crescita. Come dire che non va sperperato in operazioni ai fini solo del consenso elettorale. L’Istat si unisce al coro delle critiche. Il presidente, Giorgio Alleva, in audizione, ha sottolineato che il trend internazionale positivo non dovrebbe essere dato per scontato. Un apprezzamento dell'euro nel 2016 e il conseguente calo dell'export internazionale metterebbero a rischio le stime di crescita contenute nel Def. Questo vale anche per la valutazione degli effetti del prezzo del petrolio, potrebbero essere meno intensi di fronte a un cambio repentino del trend. Poi l’istituto sottolinea che la pressione fiscale nel 2015 non scenderà ma resterà allo stesso livello del 2014 al 43,5% e aumenterà di 6 decimi di punto nel 2016, circa 10 miliardi di euro. Infine un accenno al carrozzone delle partecipate: il 32,6% delle controllate locali ha registrato una perdita nel 2012 per un totale di quasi 1,1 miliardi di euro. Il settore con la quota più elevata di imprese in perdita è quello dei trasporti. Ottimismo invece da Bankitalia che vede un rafforzamento della ripresa a breve e stima che gli interventi messi in campo da governo possono fornire «un contributo di circa un terzo di punto percentuale all’aumento del Pil nel biennio 2015-2016», pari a circa 5 miliardi. Il ministro Padoan anche al senato ha ribadito che «non è stato deciso ancora nulla sulla destinazione del tesoretto». Ammette che «ci sono elementi di incertezza» e che va valutata «aldilà delle previsioni l'effettiva presenza di risorse in eccesso». Conferma l’impegno a disattivare le clausole di salvaguardia che porterebbero all’aumento dell’Iva e ad andare avanti con le riforme.
Il tesoretto di Renzi? Per i tecnici non esiste
Istat, Corte dei conti e Ufficio di bilancio in coro: avventato utilizzare risorse che ancora non ci sono
