Politica

Gli abusi della scorta abusiva di Marino

Il sindaco promise che avrebbe utilizzato i vigili per appuntamenti istituzionali Invece lo seguono ovunque LEGGI ANCHE La sua protezione personale ci costa 180 mila euro l'anno I sindacati: "Facciano

Nel luglio 2013 il Campidoglio diffuse questa nota: «Dal giorno dell’insediamento del sindaco Ignazio Marino, tre vigili nel turno antimeridiano e tre nel turno pomeridiano vengono impiegati per accompagnarlo nel tragitto casa-Campidoglio e in alcuni appuntamenti istituzionali». Quindi, oggi, apprendiamo che andare dal barbiere (da Rocco ai Parioli, ndr) è un appuntamento istituzionale. Quattro uomini che per l’occasione, come documentato da Il Tempo, hanno scortato il primo cittadino dallo chauffeur dei vip e lo hanno aspettato mentre si stava facendo fare una scorciatina alla barba. A questo punto la domanda sorge spontanea: il sindaco Marino si fa accompagnare anche per andare al supemercato e in tintoria a ritirare i vestiti? Perché se effettivamente ha bisogno di qualcuno che lo segua in ogni suo spostamento, non si tratta più di un «appoggio logistico a fini istituzionali», ma un vero servizio di scorta. Stando ai fatti accertati, pare proprio che siamo di fronte a quest’ultimo caso. Solo oggi, allora, capiamo per quale motivo lo stesso Marino nel dicembre scorso rifiutò la scorta (quella vera) offerta dall’allora prefetto Giuseppe Pecoraro. Il sindaco fu molto chiaro: «È difficile per me rinunciare alla libertà di muovermi come un comune cittadino. Abbiamo già un migliaio di persone che vivono sotto scorta e per alcune di esse è essenziale. Per altri, soprattutto per i politici, è invece una comodità per avere la macchina di Stato con il lampeggiante e muoversi rapidamente nella città». Il prefetto insistette ritendendo che fosse divenuto troppo pericoloso per lui continuare a muoversi in bicicletta: «Ci sono intercettazioni con insulti che confermano che un’esposizione del sindaco c’è e va valutata con le altre forze dell’ordine. Il sindaco è un’istituzione e va protetto - aveva detto Pecoraro - So che il sindaco ci sta pensando. Gli ho detto "Lei in bicicletta non deve andare più se no è inutile parlarne"». Eppure, niente da fare. La vera scorta di polizia è stata rispedita al mittente nonostante le pressioni ripetute di Pecoraro. Lui, il sindaco che ama pedalare, in realtà preferisce continuare ad essere guardato a vista dalla fidata squadra di vigili urbani. Sei agenti (divisi in turni da due, tre o quattro per volta) costretti ad attenderlo ogni giorno con il loro furgoncino porta-biciclette e con le divise da ciclisti. Una squadra che, con sprezzo del pericolo, lo difende dai pericolosi giornalisti e dai fotografi intenti ad attenderlo dal barbiere armati di taccuino e macchina fotografica.

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