Politica

«Bastoni, cani e caschi» Così i rom picchiarono i vigili

Le carte dell’inchiesta sugli scontri del 31 marzo in via Amarilli

«Bastoni, manici di scopa, bottiglie e caschi» fino all’utilizzo di «cani di grossa taglia» per aggredire gli agenti della Polizia locale di Roma Capitale. Il centro accoglienza de La Rustica era affare di alcuni soggetti di etnia rom e nordafricana: «O ve ne andate o via ammazziamo, non avete capito che comandiamo noi?». Sono solo alcuni retroscena emersi alla prima udienza dibattimentale per gli scontri del 31 marzo scorso al centro accoglienza in via Amarilli, alla periferia di Roma. Ieri mattina sono comparsi due agenti della polizia municipale, per testimoniare nell’unico procedimento avviato, in cui risulta imputato Juk Sejdovic. Stando al capo d’imputazione, «in concorso con numerosi altri soggetti in corso di identificazione, mediante violenza e minacce, consistite in percosse anche mediante bastoni e lancio di altri corpi contundenti, si opponeva ai pubblici ufficiali appartenenti al Corpo di polizia locale di Roma Capitale, impedendo le operazioni di bonifica e di messa in sicurezza del centro di accoglienza di Roma, sito in via Amarilli 1, interessato da evento di incendio la sera prima (30 marzo, ndr), nonché si opponeva ai medesimi pubblici ufficiali, rifiutando di ottemperare all’ordine di spostare alcuni automezzi parcheggiati in prossimità dell’accesso del medesimo centro di accoglienza». Gli atti investigativi depositati dalla Procura della Repubblica, disegnano un contesto di guerriglia, con l’impiego negli scontri anche di minori e donne. Ma andiamo con ordine, partendo dalla relazione di servizio finita nell’incartamento a disposizione del Tribunale monocratico. Il 30 marzo un incendio era divampato nella struttura d’accoglienza. Il giorno seguente, però, gli ospiti del centro non erano intenzionati a fare entrare nessuno, bloccando la via d’ingresso. Era stata la stessa responsabile, Katia Colagrossi, «a chiedere al personale di polizia presente sul posto di liberare l’accesso per consentire l’ingresso dei mezzi per le successive operazioni di bonifica». «Improvvisamente – si legge nell’atto – si creava un assembramento di 30-40 soggetti di etnia rom e nordafricana che iniziavano a inveire e che, opponendo resistenza (…) per impedire il libero accesso al sito e le correlate operazioni di bonifica». Per questo «ne seguiva una violenta aggressione in danno del personale di polizia giudiziaria, perpetrata inizialmente da un cittadino nordafricano, tale Braim Zndj nato in Marocco (…) Il predetto si scagliava contro un dirigente, cercando di colpirlo ripetutamente mentre urlava le seguenti frasi minacciosi: "Oggi ti ammazziamo bastardo! Ti ammazzo"». L’uomo, così, veniva bloccato. «Tale circostanza provocava la violenta reazione di numerosi altri facinorosi che, a quel punto, si scagliavano scientemente contro il personale di polizia locale (…) In particolare, la folla di facinorosi composta da circa 30-40 persone tra cui tale Sejdovic Juk, individuato tra i più esagitati (tra i quali donne e minori), dopo aver accerchiato gli operanti, iniziava a spintonare gli stessi e a colpirli con calci e pugni nonché con bastoni, manici di scopa, bottiglie, caschi ed altri corpi contundenti». Inoltre, «altri soggetti aizzavano contro gli stessi operanti alcuni cani di media e grossa taglia». Come se non bastasse, una donna, «rimasta ignota», «riusciva a colpire ripetutamente un dirigente alla schiena e alla testa con un manico di scopa», mentre un altro agente «veniva ripetutamente colpito bastonate alla schiena e colpi di casco da motociclista al petto».

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