Politica

Riforma del Senato, Bersani: "Renzi scopra le carte"

Il premier apre al "compromesso" poi fa dietro front. Chiti: "L'apertura del presidente del Consiglio è durata come la neve al sole: un attimo" LEGGI ANCHE Riecco Bersani: "Pronti a combattere"

E' un tira e molla che va avanti da ore. Maggioranza e minoranza Pd sono ai ferri corti, ma i continui balletti sul palcoscenico della politica non garantiscono nulla. Non ci sono certezze sulla strada che imboccherà l'esecutivo finché Matteo Renzi non sarà tornato da Washington. Questa è l'unica notizia certa. Per il resto parole che spiazzano Pierluigi Bersani, l'uomo che sembra in queste ore stia tirando le fila dei dissidenti dem. Eppure dopo il discorso alla George Town University e uno scambio di battute con Repubblica, l'affare sembrava concluso. L'apertura. In poche parole: Italicum in cambio di un'apertura alla riforma del Senato. "Cambiare la riforma costituzionale? Tornare al Senato elettivo? Per me si può fare". Il premier apre per ottenere in cambo il via libera alla legge elettorale. All'assemblea del Pd sull'Italicum, spiega Renzi, "ho visto almeno quattro anime diverse dentro la minoranza. C'è Cuperlo che non so cosa farà ma i cuperliani alla fine voteranno la riforma. Poi c'è Speranza che si è immolato e alcuni dei suoi sono stati tra i più duri perché hanno preso gli ordini da D'Alema. Anzi qualcuno a mezza bocca diceva: "Meglio se lascia...". Quindi c'è un corpaccione ampio che non ha alcuna voglia di andare alle elezioni e infine ci sono i bersaniani. Ripristinare il Senato elettivo per diversi esponenti della minoranza dem sarebbe un elemento di compensazione e di bilanciamento rispetto all'Italicum. Poi il dietro front. Il fronte dei bersaniani, dopo l'exploit di Renzi, chiede al premier di scoprire le carte e, al ritorno dagli Usa, di far capire bene come intende cambiare la riforma costituzionale del Senato. "Sulla riforma costituzionale si va avanti, con un confronto parlamentare di merito, ma senza nessuno scambio o concessione. Parlare di offerta ai ribelli sulla carta costituzionale è fuori dalla realtà", replica il presidente del Consiglio. A stretto giro arriva la replica di Vannino Chiti (Pd), l'uomo che non solo in Senato si era battuto per un'Aula elettiva (si ricordi la bozza Chiti, ndr). ''Non tanto la rettifica di Renzi, che sembra non chiudere a un confronto parlamentare di merito sulla riforma costituzionale, quanto la dichiarazione di Ettore Rosato, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, gela sul nascere quella che appariva come una bella la notizia: un'apertura del premier per fare una buona riforma della Costituzione. Purtroppo è durata come la neve al sole: un attimo''. Chiti si mostra incerto sulle aperture del premier: "Vedremo se all'apertura politica fatta oggi da Renzi seguiranno atti coerenti. Come è noto la mia preferenza è quella di far eleggere i senatori dai cittadini, in concomitanza con le elezioni dei Consigli regionali. Mi auguro che si voglia davvero - come è possibile - realizzare una buona riforma delle istituzioni: possiamo riuscirci mantenendo per la primavera 2016 la scadenza del referendum, che darà ai cittadini l'ultima parola", conclude. La posizione di Civati. Voce della minoranza dem, Pippo Civati, ha commentato l'ipotesi di "scambio" tra Italicum e riforme sul suo blog: "Se si può cambiare tutto, e se finora abbiamo scherzato, si faccia il Senato elettivo e si torni al Mattarellum, con il doppio turno di collegio". La doccia fredda. "Renzi alle comiche finali: adesso vuole tornare a Senato elettivo per paura che Italicum non passi. Vergogna!", è il commento del capogruppo di Forza Italia a Montecitorio Renato Brunetta su Twitter.

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