Mercoledì il premier ha imposto la linea dura che ha costretto molti deputati Pd della minoranza a lasciare l’assemblea (da Zoggia a D’Attorre, passando per Civati e Bindi) e a non partecipare al voto sull’Italicum: una decisione che, secondo Bersani, non è stata affatto «una ritirata», ma piuttosto «un’idea di combattimento». E anche le dimissioni di Speranza sono state «un gesto forte e coerente». Le dimissioni sono irrevocabili? «Questo dovete chiederlo a lui». Certo è che, secondo Bersani, il segretario non ha lasciato alcuna apertura alla minoranza: «Ma quali aperture, dopo che l’articolo 2 è stato blindato vorrei capire quali possono essere queste aperture». Approvato dalla Camera a marzo 2014, con 365 sì, modificato dal Senato, che ha dato il via libera a gennaio, l’Italicum è tornato alla Camera per il sì definitivo. Lo scorso 8 aprile è cominciato l’esame del testo nella commissione Affari costituzionali di Montecitorio. Ma è slittato alle 9 di lunedì (era stato fissato per venerdì alle 12) il termine per depositare gli emendamenti. E i relatori Francesco Paolo Sisto e Gennaro Migliore hanno chiesto ai gruppi di limitare «all’essenziale» il numero delle proposte di modifica, «anche per consentire - ha spiegato il presidente della commissione - un dibattito più ampio e consono all’importanza della materia in discussione». L’Italicum dovrebbe arrivare in Aula il 27 aprile: ma il voto a favore non è scontato. Ci sarebbero almeno 70 deputati Pd pronti a mettersi di traverso, come dimostra la presa di posizione in assemblea. Il governo potrebbe decidere, per evitare lo scontro, di porre la fiducia sul provvedimento: un’ipotesi che, secondo Sel, Forza Italia e Lega, sarebbe l’equivalente di un «golpe istituzionale». Le opposizioni hanno anche presentato un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere che la fiducia venga scongiurata. Ma l’esame della questione non rientra nelle funzioni del Quirinale. E anche Bersani non guarda con favore alla possibilità: «Non voglio neanche considerare l’ipotesi che mettano la fiducia sull’Italicum». Ma i vertici Pd non recedono di un millimetro: «L’ho detto a Bersani. In passato, quando era segretario, non abbiamo discusso una serie di scelte, come fare un governo con Berlusconi o abolire l’Imu sulla prima casa. Oggi abbiamo discusso a lungo e alla fine abbiamo votato», dice Matteo Orfini, presidente del Pd. Secca la ministra delle Riforme Maria Elena Boschi: «Ci prepariamo all’aula un passo alla volta. La commissione sta lavorando». E intanto 21 senatori della minoranza del Pd rivolgono un appello a Speranza affinché ci ripensi e auspicano «la ripresa di un confronto» sull’Italicum prima del voto in Aula.
Riecco Bersani: "Pronti a combattere"
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