Così accade che l’eterna contesa Milano-Roma sia riscoppiata in questi giorni, con un sottile battibecco tra i rispettivi primi cittadini. L’ascia di guerra l’ha dissotterrata mercoledì Giuliano Pisapia, fascia tricolore milanese, intervistato sul Corriere della Sera da Aldo Cazzullo. «Milano oggi è la vera Capitale d’Italia- ha detto - e sta tornando ad essere la capitale morale». A stretto giro, è arrivata la piccata replica del suo omologo nella Capitale, Ignazio Marino. «Roma è più bella di Milano. Questo credo sia incontrovertibile. Se facessimo un referendum planetario… insomma questa è la Città Eterna ma questo lo sa anche Giuliano». E fin qui, rispettive, legittime prove di orgoglio. Poi, però, Marino sbraca. Evidentemente smanioso di stravincere, ieri ha voluto buttarla sul difficile. Stuzzicato sul punto, anche lui dal Corriere della Sera , Marino è caduto nella pozzanghera. «Milano l’abbiamo fondata noi romani», ha affermato. E poi ancora, parlando del «mio amico Cardinal Martini» ha ricordato la titubanza di quest’ultimo ad accettare il trasferimento a Milano (per poi ricredersi), quando fu nominato arcivescovo del capoluogo meneghino «da Paolo VI». Due errori da matita blu. Notati da Maurizio Lupi, milanese doc e tra i nomi nella rosa del centrodestra per la corsa a sindaco, in due velenosi tweet. «Dice Marino che Martini fu fatto vescovo da Paolo VI – ha scritto - Tutti, non lui, sanno che fu Giovanni Paolo II. Si occupi di Roma, che ne ha bisogno». La seconda staffilata invece è sulla nascita di Milano. «Fondata dai romani? Ignazio Marino si informi prima di fare interviste in cui parla come amministra Roma. Male». Vero. E a confermarlo arriva, contattato dall’ Adnkronos , Giuseppe Zecchini, docente di storia romana all’università cattolica di Milano. La fondazione, ha spiegato, si deve ai «Galli insubri: l’Oppidum venne chiamato Mediolanium, con la ‘i’ perché è una parola celtica, che vuol dire "la città di mezzo"». Tutto ciò avvenne «attorno alla fine del VI secolo a.C.», anche se non vi è certezza assoluta. Dunque, sentenzia Zecchini, Marino «ha sbagliato ad attribuire la fondazione della città ai Romani», che arrivarono attorno al 220 a.C., ben dopo quindi. Il docente, inoltre, rilascia energiche bacchettate al sindaco di Roma sull’altro scivolone, quello riguardante il Cardinal Martini. «Un gravissimo errore, mi permetto di dire», sottolinea. «Paolo VI era già morto, poverino e non poteva nominare nessuno. Martini – prosegue - venne scelto da Giovanni Paolo II: non aveva nessuna esperienza pastorale, da filologo e da professore universitario venne proiettato ad avere la responsabilità di una grande diocesi come Milano, con una scelta originale di Giovanni Paolo II. Cosa c’entri Paolo VI, francamente, mi sfugge». Sia concessa una domanda, per inciso: ma non aveva detto, Marino, che Martini era suo amico? Ironie a parte, che il genovese Marino fosse poco incline alla sensibilità storica lo aveva già dimostrato nella città che amministra. Si era capito, ad esempio, nell’infelice operazione del restyling dei loghi cittadini. Da quello istituzionale, infatti, era scomparsa la parola “Capitale” (e poi vatti a lamentare se Pisapia la reinterpreta pro domo sua). Quello cosiddetto “relazionale”, invece, vede l’improbabile scritta “Rome&You” all’interno di uno scudo sormontato da cinque sfere colorate. Una resa ottica a metà tra l’impronta stilizzata di un orso e un calice ribollente di qualche strana pozione. Magari l’elisir dell’invisibilità, versato sopra la cultura classica che rende Roma (a prescindere da chi la governa) sempre amata (e studiata) in tutto il mondo. Però almeno, se proprio deve impiegare il tempo in duelli a colpi di primati storici, Marino accetti un suggerimento: prima di lanciare il boomerang, dia un’occhiata a wikipedia. Lì c’era tutto, sia sulla fondazione di Milano, sia sulla nomina del compianto cardinal Martini.
Marino difende Roma Bravo, ma che gaffe
Polemica con Milano. Poi errori sulla storia
