«Il simbolo di Forza Italia? È a disposizione del partito e della senatrice Rossi». Ignazio Abrignani, deputato lealista berlusconiano, avvocato e responsabile elettorale di FI, non ha dubbi e chiarisce la posizione dei vertici del partito rispetto alle obiezioni legate al deficit di legittimità degli organi statutati. Ogni considerazione del parlamentare di origini siciliane (di Marsala) ma eletto nelle Marche è preceduta da un cavalleresco elogio del legale dei dissidenti fittiani, Gianluigi Pellegrino: «Un giurista di valore, un amministrativista in grado di portare la discussione e i fatti dalla sua parte». La contesa però richiede di sgombrare il campo dall’ipotesi di un possibile congelamento del simbolo di Forza Italia. «Il problema della riflessione di Pellegrino - ha spiegato Abrignani - è che parte da un presupposto sbagliato. Nella sua eccezione sulla senatrice Rossi definendola amministratore nazionale del partito ha commesso un errore. L’anno scorso, infatti, in pendenza dell’approvazione del bilancio, ricevute le dimissioni di Sandro Bondi dalla carica di amministratore, ai sensi dell’art. 58 dello statuto di Fi, l’ufficio di presidenza è intervenuto». Come? «Ha commissariato l’organo di amministratore nazionale nominando Maria Rosaria Rossi: la senatrice ha le stesse funzione previste dall’art 46. In qualità di commissario». Nelle more, per Abrignani, nulla questio. «Quando ci sarà il prossimo consiglio nazionale - ha specificato - dovrà essere eletto un amministratore nazionale». Con l’avvicinarsi delle scadenze burocratiche per la presentazione delle liste, l’avvocato Pellegrino, per conto dei fittiani, ha eccepito la legittimità della Rossi davanti agli uffici elettorali: «In qualità di commissario - ha puntualizzato Abrignani - dispone del simbolo e lo usa attraverso procuratori speciali, nominati ad hoc sul territorio. Andando alla Puglia, la Rossi potrà fare una procura a Luigi Vitali o ad altri che sceglierà per presentare i modelli con le liste alle regionali e nei comuni interessati dalla tornata amministrativa». Le posizioni tra i duellanti sono quindi antitetiche. All’orizzonte ci potrebbe essere una guerra di carte bollate. «Spero di no - ha ribattuto Abrignani - perché i fittiani, leggendo lo statuto, comprenderanno che non ci sarà bisogno di nessuna azione giudiziaria. Del resto, abbiamo già tanti problemi». Basterebbe però un congresso per regolarizzare questo iter provvisorio che va avanti dallo scioglimento del Pdl e dal ritorno a Forza Italia. «Il congresso si farà. Quando? Lo deciderà il presidente Berlusconi. Di sicuro ci vuole tempo, per i tesseramenti e i vari passaggi. Ora però ci sono le Regionali come priorità». Poi è in ballo la querelle legata alle risorse pubbliche afferenti a Forza Italia. Per Abrignani, anche in questo caso, non c'è nulla da temere: «FI partecipa alla suddivisione del 2x1000, come previsto dalle norme sul finanziamento privato. Siamo iscritti nel registro dei partiti politici alla Camera. Che problema dovrebbe sorgere, allora?». I dissidenti che si riconoscono nelle posizioni di Fitto, infine, per contestare la legittimità delle nomine del coordinatore regionale pugliese, Luigi Vitali, si stanno autoconvocando, eleggendo i coordinatori comunali e provinciali. «Sono nulli - ha concluso tagliando corto Abrignani -. Nello statuto c’è la possibilità per gli iscritti di richiedere la convocazione del congresso raccogliendo un certo numero di firme. L’assise, però, si riunisce su un calendario predisposto dall’organo nazionale».
Abrignani: "La Rossi è un commissario Assurde le accuse sulla sua legittimità"
L'intervista al deputato lealista berlusconiano, avvocato e responsabile elettorale di FI
