Solitario non lo è, Nichi Vendola. L’amore, si sa, lo avvolge al suo compagno. Triste y final, però, sì. Final, perché ormai il suo mandato da Presidente della Puglia si avvia al termine. Il triste lo ha sottolineato egli stesso, congedandosi dal secondo quinquennio. «Voglio che mi restituiscano l’allegria», ha detto. Qualche distesa risata, certo. Ma magari, visti i precedenti, con l’accortezza di stare ben al di qua del limite invalicabile del politicamente corretto. È ancora agli annali il terremoto mediatico che lo squassò quando, un paio di anni fa, un’intercettazione gettò al pubblico ludibrio la sua risata di gusto mentre parlava al telefono con Girolamo Archinà, al tempo delle vicende (2009) responsabile relazioni istituzionali dell’Ilva. L’antefatto era che quest’ultimo aveva strappato di mano il microfono a un giornalista che aveva posto al patron Riva una domanda sul legame tra lo stabilimento e i tumori nell’area. Il placcaggio al cronista fu goffo e Nichi rise al telefono proprio di questo. Mal gliene incolse. A poco valsero le successive puntualizzazioni e scuse al giornalista. La mannaia del dissenso facebookiano si abbatté implacabile. Perché questo era comunque troppo da lui, il Nichi dei «comizi d’amore». Che ieri, serafico, ha fatto ricorso a San Paolo affermando: «bisogna stare nel potere, senza essere del potere», definito «brutta bestia che ti può avvelenare l’anima». Sarà pure una brutta bestia, ma di quella bruttezza che non dispiace. C’è stato un momento, nel 2010, che Vendola studiava da leader della sinistra. E nel 2012 ci provò, anche, candidandosi alle primarie per la premiership, ma ormai gli equilibri erano cambiati. Ora tornerà, assicura, «a tempo pieno alla guida di Sel», anche se spera nella «possibilità in futuro a un certo punto di fare un passo indietro». Niente paura, quindi. Nulla ci priverà dei suoi voli pindarici in quel linguaggio elaborato, vera ribellione verso il canone odierno tutto tweet ed espressioni da bar. Prima, però, trascorsi i due mesi del rush finale, ci sarà «qualche giorno di riposo» per «riorganizzare la mia vita», «tornando a respirare il profumo del mondo». E saranno letture, poesie da leggere e da scrivere. E da vivere, se, come scriveva Adrienne Rich, il momento del cambiamento è l’unica poesia. E chissà si tratterà, per dirla alla vendolese, di «catarsi rapida fatta di vocalizzi comici» per dimenticare la routine presidenziale. L’importante è «riprendere un rapporto positivo col sonno». Dunque, buona notte.
Vendola lascia per ritrovare l’allegria. Eppure sull’Ilva rideva di gusto
Pietro De Leo Solitario non lo è, Nichi Vendola. L’amore, si sa, lo avvolge al suo compagno. Triste y final, però, sì. Final, perché ormai il suo mandato da Presidente della Puglia si avvia al...