La data da segnare in rosso sul calendario è quella del 2 maggio. Sarà in quel giorno, termine ultimo per presentare le liste per le elezioni Regionali, che la guerra Tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto deflagrerà definitivamente. Man mano che le settimane passano e la frattura ha sempre meno possibilità di ricomporsi, le possibilità che tra l’ex premier e il suo ex ministro se la vedano nei tribunali aumentano. Fitto ha già messo al lavoro i suoi legali, anche se finora l’opzione di un contenzioso resta sullo sfondo e «semmai la useremo solo se verremo costretti, per legittima difesa» spiega un fedelissimo dell’eurodeputato. Ma quali sono i nodi del contendere? Innanzitutto la possibilità, da parte di Berlusconi, di poter escludere dalle liste di Forza Italia gli esponenti vicini a Fitto e di utilizzare lo stesso simbolo del partito. Perché, stando a quanto spiegano i fittiani, «da quando è rinata Forza Italia non c’è nulla che abbia seguito un andamento regolare. Nessun congresso ha approvato uno statuto e ogni nomina non è mai avvenuto seguendo dei criteri precisi». Poco male, potrebbe pensare chi è stato sempre abituato a considerare il partito azzurro come una «monarchia» di Berlusconi. Era (ed è) così. Ma finora nessuno lo aveva mai contestato perché la leadership dell’ex Cavaliere non era mai stata in discussione. Ora, però, tutto potrebbe cambiare. E potrebbe investire anche il delicato tema del finanziamento ai partiti. Per capirne il motivo, basta andarsi a leggere il testo della legge licenziata dal governo Letta che regolamenta, ad esempio, la possibilità che le forze politiche ricevano il 2 per mille che i sostenitori dovessero destinargli. Si legge che, per usufruirne, i partiti dovrebbero dotarsi di uno statuto che indichi numero e composizione degli organi interni e che ne spieghi la modalità di elezione. Lo stesso statuto dovrebbe inoltre segnalare la cadenza delle assemblee congressuali nonché le procedure per l’approvazione degli atti che impegano il partito. Infine, andrebbero indicate le modalità di selezione delle candidature e i criteri per assicurare la presenza delle minoranze negli organi collegiali non esecutivi. Tutti adempimenti che Forza Italia, dal suo ritorno nell’agone politico, non ha osservato. Non solo, per i fittiani nulla della struttura azzurra è legittimo, persino la leadership di Berlusconi potrebbe essere contestata non essendo passata da nessuna legittimazione statutaria. Ma, in questo caso, la battaglia si concentrerà soprattutto sull’utilizzo del simbolo. Se Forza Italia non dovesse candidare i fittiani, insomma, questi impugnerebbero il logo di Forza Italia. Magari pensando di utilizzarlo per una propria lista. Uno scenario adombrato dallo stesso commissario voluto da Berlusconi in Puglia, Luigi Vitali: «Fitto deve fare una lista civica, non possono esistere due Forza Italia. L’unica Forza Italia è quella del presidente Silvio Berlusconi, non ce ne può essere un’altra». E il j’accuse continua: «Non ci vuole un giudice per stabilire che un esponente di Forza Italia che, in una competizione elettorale, si schiera contro Forza Italia, automaticamente non faccia più parte di quel partito. Io vado anche oltre: credo che non faccia più parte del centrodestra»
Liste, simbolo e leadership Il ribelle prepara la guerra legale
Il 2 maggio con l'ufficializzazione delle candidature lo scontro finale
