Politica

"Spero che non mancherà di ricordare il collega"

L'intervista al presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma, Mauro Vaglio

L’intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla strage al Tribunale di Milano non è stato tanto gradito dagli avvocati. Le sue parole, infatti, non hanno preso in considerazione il legale vittima dell’assassino. E al riguardo parla il presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma, Mauro Vaglio.     Il presidente Mattarella ha parlato solo dei magistrati. Cosa ne pensa? «Certo è stata un’omissione che ci ha meravigliato e colpito perché proviene da un presidente della Repubblica da sempre uomo delle Istituzioni e che, tra l’altro, è stato anche iscritto all’Albo degli Avvocati».     La vita di un avvocato vale meno di quella di un magistrato? «Ovviamente no, la vita di un avvocato, di un magistrato o di un semplice cittadino hanno pari dignità. La tragedia di Milano riguarda tutti gli uomini e donne che dedicano la propria vita affinché siano tutelati e garantiti i diritti dei cittadini e, di conseguenza, la democrazia dello Stato italiano.     Cosa si sente di suggerire al presidente Mattarella? «Il presidente Mattarella non ha certo bisogno dei miei consigli, sono convinto che non era sua intenzione omettere la menzione del sacrificio del collega avvocato e che non mancherà di farlo presente».     Qual è il livello di sicurezza del palazzo di Giustizia della Capita le? «Non sono uno specialista, ma ritengo che anche nel palazzo di giustizia della Capitale, così come in quello di Milano, le misure di sicurezza sarebbero migliorabili. Sarebbe necessario che il Ministero facesse ingenti investimenti sia per adeguare gli apparati e il personale addetto alla sicurezza sia per ampliare gli spazi a disposizione degli uffici giudiziari romani, ad esempio mettendo a disposizione le caserme del quartiere Prati».     Ma non si aumentano i costi per lo Stato? «Non è vero che la giustizia è solo un costo per lo Stato. Noi chiediamo a gran voce da tempo che tutte le entrate che provengono da tale settore (contributi unificati, imposta di registrazione per le sentenze, marche di cancelleria, ecc...) non siano incassate dal ministero dell’Economia e Finanze ma siano usate per la modernizzazione degli uffici, per l’aumento del numero dei magistrati e del personale di cancelleria. Risolto questo problema, si potrebbe superare anche quello della sicurezza, magari utilizzando quelle moderne tecnologie che permettono di riconoscere, anche senza l’esibizione del tesserino, gli operatori della giustizia che accedono nei palazzi».     Quindi non esiste la parità tra avvocati e magistrati? «I magistrati e gli avvocati sono le due facce di un’unica medaglia, non si può avere giustizia senza entrambi e, quindi, sono sullo stesso piano e c’è assoluta parità, sempre ribadendo che la vita di ogni donna e di ogni uomo è comunque sacra».

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