PALERMO Il parlamento siciliano affossa la riforma delle Province. Un brutto colpo per il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, che già due anni fa l’aveva varata attraverso uno spot televisivo dall’Arena di Giletti. Un brutto colpo per il Pd che, grazie a sette suoi franchi tiratori, mette all’angolo un governo Crocetta, già in brutte acque, e di cui lo stesso partito di Renzi è primo azionista. «Ma questi del M5S non erano a favore dell’abolizione delle province? - sbotta Crocetta - e poi, in aula, votano invece per l’affossamento dei Liberi consorzi? Hanno imparato evidentemente i trucchetti della politica...». Non si dà pace il governatore che sui franchi tiratori, poi, puntella: «Ci sono sempre in Sicilia...». Infatti, con l’emendamento del Movimento 5 Stelle approvato a scrutinio segreto dall’Ars con 36 voti favorevoli e 22 i contrari è stato soppresso l’articolo 1 del ddl di riforma che di fatto fa cadere l’intera impalcatura della legge. Una catastrofe, perché, tra l’altro, lo stop alla riforma «salva» le indennità a centinaia di consiglieri locali e mette a rischio ora anche il bilancio della Regione in quanto Crocetta contava pure sui tagli ai consiglieri. «A questo punto serve un vertice di maggioranza alla presenza del governatore, ci si deve guardare negli occhi, ognuno si deve assumere le proprie responsabilità», dice a caldo il leader siciliano del Pd Fausto Raciti, secondo il quale «bisogna aprire una riflessione molto seria». Che il clima fosse teso nella maggioranza era più che chiaro da tempo. Meno di ventiquattr’ore prima il deputato del Pd Fabrizio Ferrandelli era stato netto, tuonando contro il suo segretario regionale: «Abbiamo perso quasi tre anni e adesso rischiamo di mettere a repentaglio il futuro della Sicilia e il profilo del Partito Democratico». Insomma, per dirla con il renziano Ferrandelli «è arrivato il momento di voltare pagina e di arrivare al più presto ai titoli di coda. Metto nelle tue mani le mie dimissioni da parlamentare regionale». Per il leader dell’opposizione Nello Musumeci, «è evidente che questa legge non piace nemmeno a chi l'ha presentata». «Governo allo sbando: la bocciatura della riforma delle province mette a nudo la non esistenza di una maggioranza», conferma il coordinatore Ncd, Giuseppe Castiglione, che chiede che «non si proceda più a strappi ma ci si affidi a una seria pausa di riflessione». «La maggioranza Pd e l’esecutivo, che hanno tentato di fare passare una legge che null’altro è se non il frutto di un pasticcio, nonostante gli inviti dell’opposizione a dare priorità al bilancio regionale, sono stati puniti», esulta Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia. E, per il deputato Salvatore Siragusa (M5S) «speriamo si torni a votare e che si possa dare alla Sicilia un governo diverso da questa armata Brancaleone». Anche il deputato Sel, Erasmo Palazzotto, entra in scena: «L’esito del voto sul ddl Province certifica che il Governo non ha più maggioranza. Crocetta e il Partito Democratico stanno portando la Sicilia verso il baratro, è ora di staccare la spina e di voltare pagina».
In Sicilia affossata l’abolizione delle Province
Cancellata a scrutinio segreto la riforma-spot di Crocetta. Almeno 7 franchi tiratori nel Pd