Può un Comune di una città ritenuta mafiosa non esse sciolto? La domanda è provocatoria ma legittima se la città in questione è Roma e se a ritenerla mafiosa è il partito che la governa, il Pd, per giunta partito di maggioranza relativa del Paese, che alle europee 2014 ha preso il 40,8%, il 43% nella Capitale. L’ex ministro Fabrizio Barca definisce il Pd romano «pericoloso» oltre che «cattivo» e «dannoso» e parla di «deformazioni clientelari». Il presidente dell’Assemblea Nazionale Dem e commissario del partito romano dopo Mafia Capitale, Matteo Orfini, parla senza mezzi termini di «città mafiosa». Prima e dopo tali accuse, una valanga di avvisi di garanzia che hanno coinvolto tanto il Campidoglio quanto la Regione Lazio. L’ultimo atto d’accusa arriva dalle colonne de La Stampa ed è di Alfonso Sabella, ex magistrato e oggi assessore alla Legalità di Roma Capitale. Chiamato dal sindaco Ignazio Marino per fare pulizia. Compito difficile per un semplice assessore. Sabella accusa: «Ho trovato 20 gare a evidenza pubblica contro 10mila procedure negoziate e affidamenti diretti. Ho azzerato tutto. Da tre mesi annullo gare e invio segnalazioni in Procura» per accertare se siano state interessate da tangenti. Per Sabella «la macchina amministrativa» è «totalmente fuori controllo. Paradossalmente a Palermo le carte erano in regola, a Roma no». La corruzione, per l’assessore, è una «patologia» grave «di fronte a un ceto politico scarsamente preparato», in grado a mala pena di «fermarsi alla politica di indirizzo». Il resto lo fa la «burocrazia corrotta in grado di amministrare, decidere, scegliere, senza che nessuno possa ostacolarla». In Campidoglio - accusa Sabella - «ho trovato una mafia che come la lama di un coltello aveva tagliato in due del burro senza trovare la minima resistenza» e che ha coinvolto «rifiuti, immigrazione», ma anche «gli altri settori non è che fossero sani». Tutta questa «corruzione» costa ai cittadini «in termini di qualità e quantità di servizi garantiti». Se tutto ciò è vero - e perché dubitarne? - non si spiega come i commissari prefettizi possano al termine del loro lavoro d’indagine prvisto per fine maggio discostarsi dal giudizio politico di Orfini e tecnico di Sabella. Non si capisce come il nuovo prefetto Gabrielli e il Viminale possano restare inerti senza chiedere lo scioglimento. Se il Pd, partito di maggioranza relativa del Paese, reputa «scarsamente preparato» il proprio ceto politico, come può tenere in piedi un’amministrazione in queste condizioni? Si può andare avanti per forza d’inerzia senza prendere alcuna iniziativa politica e limitandosi agli annunci? Contraddizioni democratiche: Roma fa schifo, il governo locale no anche se formato da gente impreparata.
Il Pd scarica Roma. Ma salva Marino
Sabella attacca dopo il rapporto choc di Barca e le accuse di mafia di Orfini L’assessore alla Legalità: «Appalti alterati e ceto politico impreparato»
