Di ridurre la pressione fiscale non se ne parla anzi sostiene che su questo fronte è stato già fatto molto. Renzi usa toni trionfalistici per presentare quel libro di buone intenzioni che è il Def, il Documento di economia e finanza che contiene le prospettive del prossimo triennio. Il Consiglio dei ministri ha fatto un primo esame e quindi il premier e il ministro dell’Economia si sono limitati ad indicare la cornice macroeconomica con le prospettive sul Pil e sul deficit. Il varo definitivo del Documento insieme al Piano nazionale di riforma arriverà venerdì prossimo. Ma la cornice delineata ieri basta a capire come il governo intende muoversi. Renzi ha esordito così: «Non ci sono tagli e non c'è un aumento delle tasse». Un annuncio che abbiamo già sentito un anno fa salvo poi verificare che sono aumentati una serie di balzelli (le imposte sui conti correnti, sui fondi pensione e l’Imu sui terreni agricoli per citarne alcuni). E l’Istat ha certificato che nel 2014 la pressione fiscale è arrivata al 43,5%. Poi Renzi ha rassicurato gli enti locali sottolineando che «non ci saranno tagli». Eppure ha garantito che «il governo ha disattivato 3 miliardi di clausole che avevano previsto i governi precedenti». Si tratta delle ipotesi che Iva e accise subissero un nuovo incremento: pesano per 16 miliardi nel 2016 e salgono a 23 miliardi nel 2017. Ma allora i soldi dove si trovano? Servirebbero tagli alle spese e crescita economica. Ma ecco come Renzi risponde: «Non ci saranno tagli alle prestazioni per i cittadini, ma c'è bisogno che la macchina pubblica dimagrisca e se i sacrifici li fanno i politici o salta qualche poltrona nei consigli di amministrazione, male non fa». Taglio alle partecipate? la scorsa legge di Stabilità aveva stabilito che gli enti locali dovessero presentare entro il 31 marzo un piano di razionalizzazione delle società controllate. Se n’è perso traccia. Renzi dice poi che dalla spending review dovrebbero arrivare 10 miliardi «ma c’è spazio per tagliarne 20». Ma il premier confida soprattutto sulla crescita. Il Pil secondo il Def, dovrebbe salire dello 0,7% quest’anno, dell’1,4% nel 2016 e dell’1,5% nel 2017. Un trend risicato ma comunque ottimistico se si pensa che le rilevazioni dell’Istat indicano per il primo trimestre dell’anno una crescita dello 0,1%. In otto mesi quindi il Pil dovrebbe salire almeno dello 0,6%, quasi un miracolo. Ottimistiche anche le stime sul deficit. Renzi e il ministro Padoan confermano un 2,6% sul Pil per l'anno in corso, poi la discesa all'1,8% nel 2016 e allo 0,8% nel 2017. L’Istat ha però indicato che siamo al 3%. Il premier ha infine tenuto a ribadire per l’ennesima volta che il bonus Irpef è considerato a livello contabile una maggiore spesa e non un taglio delle tasse, il che «dà fiato alle trombe di chi dice che c’è un aumento delle tasse». In pieno ottimismo poi il governo ha confermato l’obiettivo del pareggio di bilancio al 2017. Per ridurre il debito pubblico (al 132,5% quest'anno, nel 2016 al 130,9%, e al 123,4% nel 2018) Padoan rilancia le privatizzazioni. Per far tornare i conti non basterà usare la flessibilità che ci concede l’Europa. Ecco quindi che dalle bozze che saranno varate venerdì, emergono detrazioni, deduzioni ed esenzioni fiscali con l’obiettivo di riportare in cassa almeno 1,5 miliardi. Altrettanto dovrà arrivare da una riduzione degli incentivi alle imprese. Due miliardi di risparmi sono attesi poi da una razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi. Regioni e aziende sanitarie saranno chiamate ad adeguarsi ai costi standard. Gli enti locali si vedranno ridurre i trasferimenti che servono per il trasporto pubblico e per le partecipate che gestiscono la raccolta dei rifiuti. In qualche modo, è inevitabile, dovranno rivalersi alzando le imposte di loro competenza.
Renzi: niente tasse. Ma prepara la stangata
Il premier prospetta il miracolo: la pressione fiscale non salirà e nessun taglio alle prestazioni LEGGI ANCHE Vaffa di Salvini: Matteo bugiardo
