Politica

Realacci: «Chiarezza sulle fondazioni Serve una legge per la trasparenza»

L'associazione presieduta dal parlamentare Pd è l'unica che pubblica tutto online

È una delle poche a mettere online i contributi che riceve, chiaramente divisi per categorie. È la fondazione Symbola di Ermete Realacci, deputato del Pd ed ex presidente di Legambiente. Onorevole Realacci ci spiega i motivi di questa scelta? «L’ho sempre fatto, non solo nel caso della fondazione, che per altro è più un centro studi, con tantissime ricerche sulla green economy, sulla cultura e sulla qualità italiana. Ho messo sempre tutto online in modo trasparente, mi sembra una cosa elementare, non mi sono neanche mai posto il problema». Però sa benissimo che la stragrande maggioranza delle fondazioni, sia di sinistra sia di destra, non lo fanno. «Penso sia sbagliato. Si chiamano fondazioni ma dietro questo nome ci sono cose di tutti i tipi. Alcune fondazioni, ad esempio, sono potentissime economicamente e in alcuni casi, in Italia, addirittura posseggono delle banche, mentre altre sviluppano inizitive politiche o di tipo culturale. Il punto centrale deve essere la massima trasparenza delle finalità e dei contributi». Non crede che in Italia da decenni si parli molto di trasparenza ma in concreto si faccia poco? «Sicuramente bisogna fare di più, anche se credo che i problemi esistano un po’ in tutto il mondo. In Italia abbiamo una condizione non accettabile dal punto di vista delle regole sulla trasparenza e dei rapporti tra politica e affari. Mi ha colpito molto una ricerca in cui si paragonava il numero di persone in carcere, con sentenza definitiva, nei vari Paesi europei a seconda delle tipologie di reato. In Italia per reati finanziari, dalla corruzione al falso in bilancio, sono in carcere 230 persone, in Germania circa 8.000. Faccio fatica a pensare che i tedeschi siano 30 volte più corrotti degli italiani». È eccessivo affermare che le fondazioni spesso siano il punto di incontro nascosto tra politici e imprenditori? «C’è un po’ di tutto, le fondazioni sono uno strumento, in alcuni casi anche positivo, di elaborazione di cultura e di idee. In tutto il mondo le fondazioni sono anche una fonte di elaborazione al servizio della politica. Per questo devono garantire il massimo della trasparenza. Negli Stati Uniti, ad esempio, ce ne sono tantissime, proprio per come è organizzato il sistema». Il presidente dell’Autorità Anti-Corruzione, Raffaele Cantone, ha sottolineato l’opportunità di una legge che regoli, in nome della trasparenza, i «finanziamenti ai partiti, alle associazioni e alle fondazioni». È d’accordo? «Sono assolutamente d’accordo. Questo deve valere a maggior ragione per i partiti. È giusto che ci sia stata una forte riduzione del finanziamento pubblico, è ovvio quindi che i contributi che arrivano ai partiti siano di privati, ma devono essere tracciabili. Temo che il problema sia di regole, ma anche di costume generale, c’è una bellissima frase di Eliot: “Gli uomini hanno sempre cercato regole che rendessero inutile essere buoni”. La politica deve dare la spinta ma dovrebbe essere accompagnata da un buon costume generale. Non sono un magistrato e non ho la minima idea se la vicenda di Ischia abbia contorni penali, ma ha dei risvolti molto forti di opportunità politica. Nel momento in cui una società sta facendo dei lavori nel tuo territorio fare una convenzione con l’albergo di famiglia non è una cosa opportuna». Per motivi di opportunità non si dovrebbero neanche avere onlus e fondazioni, riconducibili a esponenti politici, che pagano affitti irrisori nel centro della capitale. «Bisognerebbe vedere caso per caso. Vengo dall’associazionismo e ho sempre difeso il fatto che quando le associazioni aiutano a rimettere in ordine un immobile degradato debbano avere un trattamente diverso rispetto a un soggetto economico». Non sarebbe il caso di porre fine alla cessione gratuita di sedi a partiti e fondazioni? «Se ci deve essere qualche forma di finanziamento legata anche a sedi o altre strutture deve essere dichiarata e non uno scambio sottobanco. Purtroppo temo che sia un problema di regole ma anche di costume. Dobbiamo alzare l’asticella non solo delle regole, ma anche del sentire comune».

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