Era il 2007, l’economia non aveva ancora conosciuto la grande crisi, ma già allora la Cpl Concordia sentiva il bisogno di affermare una serie di valori di riferimento che ispirassero l’operato dei soci. Così nel bilancio sociale di quell’anno, il documento che illustra le azioni societarie verso i portatori di interesse, veniva annunciata nel 2008 l’approvazione di un codice etico. Già, proprio quella serie di regole da osservare per evitare distorsioni dell’attività verso zone opache e gli illeciti. Un trattato di buone intenzioni, visto che e sulla base dei risultati delle prime indagini, le norme non sembrano essere entrate nelle abitudini gestionali dei vertici della cooperativa. A scorrere le varie voci si arriva infatti al punto 2.7, intitolato «onestà» e che recita: «I soci, i dipendenti, i collaboratori di Cpl Concordia - qualunque sia il ruolo e la posizione - operano sulla base del senso di responsabilità, onestà, correttezza. Si astengono dal perseguire l’utile personale o aziendale a scapito del rispetto delle leggi vigenti e di quanto previsto dallo Statuto e dal presente codice etico». Un richiamo molto forte e preciso che, a distanza di qualche anno sembra essere rimasto lettera morta, almeno a giudicare dalle accuse che i pm di Napoli hanno rivolto alla cooperativa modenese impegnata nelle metanizzazione dell’isola di Ischia e nel corso della quale avrebbe operato per costituire fondi neri attraverso false fatturazioni. Non solo. Quasi fosse un presagio del ciclone che oggi sta investendo la Cpl Concordia un specifico passaggio del Codice Etico è dedicato alla prevenzione della corruzione. Per contrastarla - spiega la norma etica - la società si impegna ad attuare misure necessarie a prevenire ed evitare fenomeni di corruzione e altre condotte idonee a integrare il pericolo di reati previsti dal D.lgs. 231/2001 (la disciplina della responsabilità amministrativa di enti e società). «A tale riguardo - continua ancora la normativa - la Cpl Concordia non consente di corrispondere o accettare somme di denaro o doni a favore e/o da parte di terzi, allo scopo di procurare vantaggi diretti o indiretti alla società». Una statuizione ammorbidita solo in alcuni casi: «È invece consentito accettare od offrire doni che rientrano nei consueti usi d’ospitalità e di cortesia». Parole chiare e senza possibilità di essere mal interpretate che, evidentemente, non hanno sortito l’effetto per le quali sono state scritte e approvare dall’assemblea dei soci di Cpl. Che aveva creato anche un organismo di vigilanza ad hoc incaricato di verificare il rispetto delle previsioni del Codice. Un ente dotato di poteri ispettivi ampi e che poteva comminare sanzioni che nei casi più gravi poteva comminare sanzioni fino al licenziamento. Un po’ in ombra sembra essere stato il suo operato.
Ma la cooperativa ha lasciato nel cassetto il suo «codice etico»
Era il 2007, l’economia non aveva ancora conosciuto la grande crisi, ma già allora la Cpl Concordia sentiva il bisogno di affermare una serie di valori di riferimento che ispirassero l’operato dei...