Politica

Italicum, la minoranza aspetta le mosse

«Non ho niente da dire». Pier Luigi Bersani respinge pacatamente ma fermamente le domande. «Se mi chiede se può farmi qualche domanda le rispondo di no», dice Massimo D’Alema. «Torno più tardi»,...

«Non ho niente da dire». Pier Luigi Bersani respinge pacatamente ma fermamente le domande. «Se mi chiede se può farmi qualche domanda le rispondo di no», dice Massimo D’Alema. «Torno più tardi», glissa Stefano Fassina. È pesante il clima in casa Pd il giorno dopo la direzione del partito nella quale Matteo Renzi ha spinto ancora una volta sull’acceleratore, chiarendo di non avere intenzione di rivedere il testo della legge elettorale, perché «a maggio dobbiamo mettere la parola fine a questa discussione». Tutti i maggiorenti del partito hanno avuto occasione di vedersi al convegno alla Camera per celebrare i cento di Pietro Ingrao. Tante le facce della sinistra di oggi ma anche di quella di ieri, sia del Pd che degli altri partiti. In sala, oltre all’ex presidente dela Repubblica Giorgio Napolitano, Luciano Violante, Gianni Cuperlo, Stefano Fassina, Ignazio Marino ma anche Achille Occhetto. E ancora Nichi Vendola, Fausto Bertinotti, Emanuele Macaluso, Alberto Asor Rosa e persino Luca Casarini e Maurizio Landini. Finito il convegno tutti i Pd si allontanano rapidamente. Nel partito nessuno vuol sentire pronunciare la parola «scissione», neanche Alfredo D'Attorre. Che però rilancia chiedendo un congresso: «Se Renzi - dice - otterrà l'Italicum accelererà anche verso le elezioni. E prima delle elezioni credo che sia sacrosanto e doveroso poter consultare il nostro popolo per decidere linea politica e leadership in vista delle prossime elezioni». Insomma, è il messaggio, Renzi dovrà sottoporsi a un voto sulla sua segreteria. La spaccatura sulla legge elettorale, dice rispondendo ai cronisti, «riapre la necessità a breve di un confronto democratico, in cui i nostri militanti possano pronunciarsi su scelte mai sottoposte agli elettori». Neanche Pippo Civati si sbilancia sul tema scissione, preferisce concentrarsi sulla legge, che, dice, «non è nemmeno la legge dei sindaci perché la lista che può beneficiare del premio è unica».

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