Politica

Incontra Silvio. Linciaggio democratico

Il presidente Pd Zambuto costretto a dimettersi per essere stato a Palazzo Grazioli LEGGI ANCHE Da Arcore al Patto del Nazareno Sul Cav il doppiopesismo di Renzi

Non c’è pace in casa Pd. Un partito che in Sicilia naviga a vista, con un giovane segretario regionale, Fausto Raciti, che ogni tanto riemerge con qualche sortita attraverso i media e con un segretario nazionale, Matteo Renzi, che della salute del suo partito nell’Isola, sembra interessarsene poco, se non nulla. E così in terra di Pirandello accade di tutto. Di più. Accade che il presidente del Pd siciliano, Marco Zambuto è costretto a dimettersi per aver varcato le soglie di Palazzo Grazioli. Ma per meglio capire i fatti, ricordiamo chi è Zambuto. Un rampante politico quarantaduenne che già a vent’anni era consigliere comunale della Democrazia cristiana ad Agrigento. Va da sé il successivo passaggio all’Udc, per l’ex sindaco della città dei templi. Nel 2008 l’ingresso nel Pdl per poi ritornare a fianco di Pier Ferdinando Casini. Nel 2013, si fa strada nell’area renziana siciliana e addirittura, in meno di un anno - e siamo nel 2014 - il partito di Renzi lo elegge presidente regionale. Perché Zambuto s’è dimesso? La tanta contestata candidatura di Silvio Alessi (uomo vicino a Forza Italia) alle primarie del centrosinistra ad Agrigento, sarebbe nata proprio nei saloni di Palazzo Grazioli a fine febbraio con la presenza dello stesso Zambuto e del deputato azzurro Riccardo Gallo Afflitto, vicecoordinatore di Forza Italia in Sicilia, ovvero il big sponsor di Alessi. Per l’ex sindaco di Agrigento, invece, l’incontro con Silvio Berlusconi è nato per «una vicenda personale». In altri termini, il fine della visita al Cav, come spiega ancora Zambuto, era di «testimoniare a Berlusconi l’onestà di Gallo Afflitto» che era stato tirato in ballo da un pentito di mafia in un’inchiesta per omicidio. «Gallo Afflitto era in difficoltà perché alcuni media avevano rilanciato le dichiarazioni di un pentito secondo il quale il deputato nel 1988 avrebbe concorso a un omicidio di mafia - dice ancora l’ex sindaco - Mi ha chiesto lui, insomma, di testimoniare davanti a Berlusconi sulla sua onestà - sostiene Zambuto - E lo ha chiesto a me proprio perché, da avversario, potevo risultare credibile». Apriti cielo. Il partito chiede a gran voce le sue dimissioni, arrivate poi in tarda mattinata. «Zambuto ha fatto bene a dimettersi - dice il governatore Rosario Crocetta - mentre ha fatto malissimo a fare quelle dichiarazioni sulla sua visita a Palazzo Grazioli a Berlusconi». Raciti prende atto delle dimissioni del suo presidente che «considero un passo dovuto nei confronti del Pd siciliano e dei suoi iscritti». Il parlamentare Sel, Erasmo Palazzotto, parla di «gruppo dirigente Pd che da mesi sta reclutando nei territori pezzi di Forza Italia ed ex (?) cuffariani e lombardiani». Zambuto oramai e alle corde. «Faccio un passo indietro», dice, ma «respingo con sdegno il barbaro tentativo di coinvolgermi politicamente in un episodio di solidarietà umana nei confronti di un vecchio amico con il quale oggi i percorsi politici sono totalmente diversificati e assolutamente distanti».

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