Politica

Accuse dalla escort, Fini in tribunale

Andrea Ossino Non è passato inosservato Gianfranco Fini mentre passeggiava tra i corridoi del tribunale penale romano di piazzale Clodio. L'ex Presidente della Camera dei deputati infatti si è...

Non è passato inosservato Gianfranco Fini mentre passeggiava tra i corridoi del tribunale penale romano di piazzale Clodio. L'ex Presidente della Camera dei deputati infatti si è recato in aula per testimoniare al processo dove veste i panni della vittima in un caso di diffamazione. A sedere sul banco degli imputati (figurativamente vista l’assenza in aula) c’erano il direttore di «Libero» Maurizio Belpietro, quello del sito «4minuti.it» Andrea Zambrano, la escort Lucia Rizzo, in arte «Rachele», e il suo manager Federico De Vincenzo. La vicenda risale al 27 dicembre 2010, quando Fini notò un editoriale di Maurizio Belpietro e successivamente anche un articolo apparso su «Il Giornale» e su «4minuti.it». Il contenuto dell’editoriale riportava una video intervista in cui la escort riferiva di avere avuto, tra il 2009 e il 2010, alcuni rapporti sessuali a pagamento con l’ex Presidente oltre alla promessa di un aiuto per lavorare in tv. «Si stava superando ogni limite - ha testimoniato in aula Fini - in quel periodo si era nella fase più acuta dello scontro politico che mi vedeva contrapposto al premier Berlusconi. Quei due quotidiani nei mesi precedenti avevano stigmatizzato il mio comportamento politico con articoli anche durissimi. L’aspra critica politica è legittima, ma capii che si era superato ogni limite quando lessi quell’articolo in prima pagina che mi toccava a livello personale basandosi su circostanze totalmente false. Per me era il salto di qualità di questo scontro politico. Così decisi di rivolgermi all’autorità giudiziaria». Naturalmente gli inquirenti hanno chiesto al testimone se conoscesse la donna: «Mai vista, mai conosciuta, mai frequentata e soprattutto mai stato a Reggio Emilia nel periodo in cui quella donna asserisce di avermi incontrato. Basta fare verifiche presso il Viminale e la Prefettura perché, quando le prime quattro cariche dello stato si muovono, le forze dell’ordine organizzano un sistema complesso per garantire una serie di misure di tutela e sicurezza». Al termine della deposizione Fini, uscendo dall’aula, su richiesta del suo avvocato ha invitato il teste successivo ad accomodarsi nel banco riservato ai testimoni: «Faccio io da cancelliere, anzi, da ufficiale giudiziario» ha scherzato il politico. Il testimone successivo è stato il suo ex portavoce, il giornalista Fabrizio Alfano: «La mia segreteria - ha testimoniato - venne contattata da un uomo che voleva parlare con me perché, riferendosi proprio agli articoli di quei giorni, disse che aveva materiale video e fotografico. D’accordo con la Digos e l’ispettorato di polizia della Camera lo richiamai: si qualificò come agente della escort. Avrebbe voluto incontrarmi per far sparire tutto il materiale. Non mi chiese espressamente dei soldi ma era chiaro che avrebbe puntato a un tornaconto personale per chiudere la faccenda».

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