Dalla legge elettorale al jobs act, la critica al governo è evidente. Ma Corrado Passera, leader di «Italia Unica» ed ex ministro, rilancia soprattutto la sua ricetta per rendere il Paese più competitivo e più giusto. Sul terreno politico l’ex Ad di Poste e Intesa-San Paolo disegna la nuova casa dei popolari e dei liberali italiani e non rinuncia al confronto anche con i riformisti, quelli che, almeno per ora, si ritrovano nell’impegno del premier Renzi. Presidente Passera, l’ultima inchiesta riguarda Ischia. Prima sono state aperte indagini sull’Expo, sul Mose e Mafia Capitale. È impossibile pensare che in Italia ci possano essere appalti «puliti»? «Non è affatto impossibile. Ho vissuto alcuni anni nella pubblica amministrazione, ai tempi di Poste, e ne ho avuto conferma. Ma per combattere la corruzione non bastano gli aumenti di pena. Bisogna tagliarle le gambe alla base». Come? «In Italia ci sono 35 mila centri di spesa pubblica. Il rischio che non siano trasparenti è altissimo. Dovremmo arrivare ad averne 35. Non solo. Nella pubblica amministrazione circolano troppi soldi, le società partecipate devono essere ridotte, se non eliminate. Non è possibile che la politica invece di guardare lontano e di occuparsi di regole e controlli, gestisca attività commerciali». Anche i fondi europei spesso sono sprecati o non spesi. «Sono 100 miliardi gestiti in maniera incontrollabile, che a volte finiscono per finanziare progetti che non servono affatto alla collettività. Andrebbero usati per grandi progetti strutturali come ferrovie moderne per il Sud e per diminuire le tasse. Tra le proposte di Italia Unica c’è quella di impegnarne 15 miliardi per agevolare le imprese che investono in ricerca e innovazione». Quando si parla di soldi pubblici, alla fine intervengono sempre i magistrati... «E vanno aiutati premiando gli amministratori pubblici o i dipendenti che hanno il coraggio di denunciare le ruberie. Dovremmo anche semplificare i bilanci di Comuni ed enti statali, renderli trasparenti. Inoltre, va fatta l’anagrafe degli incarichi e delle forniture». Una delle proposte di Renzi era proprio quella di tagliare le società pubbliche. «Sì, ma non è stato fatto niente. L’unica spending review è stata licenziare il commissario alla spesa Cottarelli e nascondere i suoi documenti». Le piace il jobs act? Dice il premier che ha già creato molti posti di lavoro. «Quando ci sono assunzioni io sono felice e spero che i dati trimestrali confermino il trend dei primi due mesi. Il jobs act si divide in due parti, una normativa e una che incentiva per quest’anno le assunzioni a tempo indeterminato. La prima parte è molto debole, prevede soltanto i contratti a tempo indeterminato per nuovi assunti con tutele minori rispetto ai precedenti ma non si pone i temi della produttività e della rappresentanza sindacale. È una non riforma. Io avrei privilegiato una norma sulla esigibilità dei contratti e sarei stato più chiaro sull’articolo 18 che deve valere solo per i licenziamenti discriminatori. Sulla seconda parte, quella degli incentivi, che costano 15 miliardi, mi sarei comportato diversamente. Con gli stessi soldi si sarebbe potuto fare un grande intervento sui contratti di apprendistato e sui contratti di produttività con effetti strutturali ben più significativi». Un consiglio a Renzi? «Non mi permetto ma noto che in più di un anno di governo ci si è dedicati a riforme istituzionali che concentrano un potere enorme nelle mani di un unico partito e mantengono un Parlamento fatto di nominati. L’Italicum è una specie di Porcellum bis per conservare la situazione esistente, e il nuovo Senato costerà come quello di prima e sarà in mano ai Consigli regionali». È deluso anche dai risultati economici? «Malgrado gli interventi del governatore della Bce Draghi, che da soli valgono l’1 per cento del Pil, il governo ci dice che la previsione della crescita dell’1.5% invece di aumentare scende allo zero virgola». C’è un’area di riferimento per la proposta politica di Italia Unica? «Il grande mondo popolare, moderato e liberale che non ha più una casa. Credo, comunque, che troveremo il consenso anche di tanti riformisti». Come immagina l’Italia della politica? «Bipolarista e con due chiare alternative di Governo, cioè il contrario del Partito della Nazione. Da una parte il Pd di Renzi, dall’altra i moderati che, attualmente, non hanno una visione comune. Italia Unica lavora alla costruzione dell’alternativa al Pd di Renzi, un’area che oggi non ha programma comune ed è frammentata in mille rivoli». Dunque il campo di Berlusconi e company. Ragionerebbe anche con loro? «Sui nostri programmi sono pronto a parlare con chiunque. Anche se non condivido le idee di Salvini e di Grillo con il loro antieuropeismo demagogico. In ogni caso, l'appello sulle riforme di Italia Unica è rivolto a tutti».
Passera: "Meno tasse e ricerca Così ripartirà l’Italia"
L’ex ministro: vanno diminuiti i centri di spesa
