Tra le grane di Atac c’è anche il contenzioso da 114 milioni di euro col consorzio privato Roma Tpl, azienda consortile vincitrice di un bando del 2005 per l’affidamento per tre anni della rete periferica di trasporto urbano su gomma. Questo primo appalto fu vinto dal consorzio guidato da Marco Cialone ai danni di Trambus, grazie a un ribasso del 22% con una migliore certificazione depositi rispetto a quella della partecipata, che pure aveva un’attività già ben avviata. Il secondo lo rivince Tevere Tpl, stavolta senza concorrenza, con lo 0,18% di ribasso. Interviene l’Antitrust, che nel 2007 condanna le aziende del gruppo Tpl al pagamento di 9.909.836 euro, in quanto «un cartello così vasto estrometteva qualunque altro soggetto alla partecipazione». Ciò nonostante si arriva al 2010 (gestione Alemanno), quando Roma Tpl, erede di Tevere Tpl, si aggiudica la mega commessa da 800 milioni per 8 anni, il più grande appalto d’Europa nel genere, con lo 0% di ribasso. Nel frattempo si apre un contenzioso fra Tevere Tpl e Atac relativo al corrispettivo chilometrico. Da 32 milioni, la cifra pretesa dal Consorzio sale rapidamente fino a 68,2 milioni. Nel 2009, l’Atac guidata da Massimo Tabacchiera e Gioacchino Gabbuti opta per la soluzione dell’arbitrato, accordo raggiunto nel giro di 8 giorni. Secondo Roma Capitale, però, il lodo non è valido, in quanto «la controversia è di esclusiva competenza del Foro di Roma». Nel frattempo l’importo preteso dal Consorzio è lievitato fino a 114 milioni.
Il lodo Tpl
Quei 114 milioni di euro che l’Azienda «deve» al Consorzio