Politica

E' giallo sul tesoro della Margherita

Il Tribunale dichira nullo l'atto che approvò il finanziamento del partito. I milioni dei rimborsi elettorali rischiano di dover essere restituiti

«Invalidità dell’atto». Sono le tre parole con le quali il Tribunale civile di Roma ha decretato, nei giorni scorsi, la nullità dell’approvazione del Rendiconto 2011 (riferito al 2010) con cui un partito che non c’è più, la Margherita, ha ottenuto i soldi dei rimborsi elettorali. Milioni di euro rendicontanti e quindi documentati alla Camera dei deputati dal partito fondato da Francesco Rutelli, poi incassati, ma che, sulla base della sentenza del 18 marzo 2015, potrebbero dover tornare indietro. I fatti. Nel 2006 la Margherita si presenta alle elezioni ed elegge un folto numero di parlamentari. Circostanza che, sulla base della legge sui rimborsi elettorali, gli dà diritto a un bel gruzzolo. L’erogazione di quei soldi avviene in tranche annuali, e fino al 2012, sulla base dei rendiconti approvati dall’Assemblea federale in cui a fare il bello e cattivo tempo è il tesoriere, quel Luigi Lusi recentemente condannato a otto anni di carcere per l’appropriazione indebita di 25 milioni di euro dei soldi del partito. Nel 2008, però, il governo Prodi cade, si va al voto e la Margherita, come partito, si scioglie. Molti suoi esponenti si candidano col Pd, altri confluiscono in formazioni politiche diverse. La « Margherita - democrazia è libertà», come associazione, resta invece in piedi. Anche perché c’erano da incassare le altre rate dei rimborsi. Di fronte agli amplissimi poteri di Lusi, l’unico momento in cui gli associati possono verificare la correttezza dei bilanci, è la convocazione dell’Assemblea federale che deve approvarli. Sta di fatto che dal 2010 in poi, molti parlamentari confluiti in altri partiti, ma ancora associati alla Margherita, non vengono più convocati. Fra questi ci sono anche Enzo Carra, Renzo Lusetti, Calogero Piscitello, Battista Bonfanti e Gaspare Nuccio, che il 15 luglio 2011 impugnano l’approvazione dei rendiconti 2010 e 2011. Il giudice, a causa di un errore formale, respinge l’impugnazione relativa al 2010 ma non quella del rendiconto 2011. La sentenza del 18 marzo ruota intorno a questo punto. Gli organi ufficiali della Margherita, opponendosi alle pretese di Carra, sostengono, infatti, che quei parlamentari sono decaduti «di fatto» dall’associazione perché passati in altri partiti. Obiezione respinta dal giudice, che fa notare come anche altri parlamentari fuoriusciti dalla Margherita, come Franco Bruno, Riccardo Milana, Linda Lanzillotta, Donato Mosella, Gianni Vernetti e Francesco Rutelli, «abbiano aderito ed in talune ipotesi addirittura fondato altre associazioni politiche» (Rutelli, infatti, fonda l’Api) e nonostante ciò partecipano all’assemblea del 20 giugno 2011 che approva il rendiconto. Non solo. Il giudice afferma anche che il «recesso di fatto» di Carra e degli altri parlamentari, sia da rigettare perché è «onere dell’associazione» deliberare con «un provvedimento formale» la loro esclusione, anche prendendo atto, eventualmente, della loro incompatibilità con le norme statuarie. Provvedimento che manca, ragion per cui i parlamentari esclusi hanno subito, secondo i giudici, una «disparità di trattamento», non avendo potuto partecipare alle assemblee che dovevano mettere nero su bianco la cifra da incassare coi rimborsi elettorali. Cifra, va sottolineato, che i legali di Carra non conoscono, perché la Margherita, nel corso del processo, non ha mai depositato un atto che la enunciasse. Ma quali potrebbero essere le conseguenze alla luce della sentenza? La certezza è che il rendiconto 2011, sulla base del quale la Camera dei deputati ha erogato i rimborsi elettorali, è nullo, ma rischia di essere tale anche la stessa liquidazione della Margherita, avvenuta nel 2012 (quando Lusi ormai era sotto inchiesta) e ancora una volta senza la convocazione degli stessi parlamentari associati della Margherita già tenuti fuori in precedenza. Inoltre, quando il 16 giugno 2012 l’Assemblea federale viene di nuovo convocata, all’ordine del giorno c’è sì lo scioglimento dell’associazione, ma anche l’approvazione del rendiconto di esercizio 2011, che dà diritto all’ultima tranche dei rimborsi elettorali, ma che ora potrebbe essere annullato.

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