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Rai, Renzi fa dietrofront e rinuncia al decreto

Renzi fa marcia indietro. Aveva annunciato un decreto e invece il Consiglio dei ministri partorisce un disegno di legge con una delega sul canone tv che il premer aveva detto di voler eliminare. Non...

Renzi fa marcia indietro. Aveva annunciato un decreto e invece il Consiglio dei ministri partorisce un disegno di legge con una delega sul canone tv che il premer aveva detto di voler eliminare. Non solo. Dopo aver criticato la legge Gasparri ora afferma che se non si fa in tempo questa continua ad essere applicata. La riforma del disegno di legge prevede di sostituire l’attuale sistema di governance con un consiglio di amministrazione di sette membri (anziché 9) di cui quattro espressi dal Parlamento, due dall'azionista (cioè il ministero dell'Economia) e uno che rappresenta i dipendenti. Inoltre, si prevede un amministratore delegato con pieni poteri indicato anche questo dal Tesoro e che resterà in carica per tre anni. Restano ferme le funzioni di indirizzo generale e di vigilanza della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza. Si prevede anche una razionalizzare del patrimonio immobiliare della Rai, con una ridefinizione della presenza delle sedi territoriali. «Non faremo il decreto, il Parlamento è sovrano e c'è tutto il tempo per legiferare. Da qui al mese di luglio ci sono quattro mesi di tempo: sono sufficienti per evitare che il rinnovo del consiglio di amministrazione si svolga con la procedura attuale» ha detto Renzi. Ma ha aggiunto che «se i tempi per il sì alla riforma dovessero andare oltre la scadenza del board «si terranno la Gasparri». Il governo non ha risparmiato attacchi alla legge attuale. Nel documento di riforma varato da Palazzo Chigi si legge che «la Rai non è una municipalizzata di provincia, non può sottostare a procedure cavillose o avere l'incubo della Corte dei Conti». La «legge Gasparri va nella direzione opposta, condannandola a subire spaccature e rissosità del Parlamento». Immediata la replica di Gasparri. «Renzi fa il gambero. Sulla Rai ha fatto clamorosamente retromarcia. È evidente che rispetto alle boriose posizioni iniziali, quando addirittura non si era escluso il decreto, hanno dovuto abbassare le penne. La legge Gasparri fatta di decine di articoli resta in vigore con i principi fondamentali del sistema radiotelevisivo, le regole antitrust, la tutela dei minori, la moltiplicazione dell'offerta televisiva e tutto il resto. Tra mille chiacchiere inutili e fumose si propone il cambio di un comma di un articolo sui criteri di nomina dei vertici Rai». Gasparri ha poi detto di essere pronto al confronto «difendendo le sentenze della Corte costituzionali, insuperabili, che impongono la prevalenza nelle designazioni del Parlamento».

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