Politica

Odevaine: "Sì, ho preso soldi da Buzzi"

L’ex capo di gabinetto del sindaco Veltroni ammette: "Ero un facilitatore" LEGGI ANCHE Millantatore oppure grande burattinaio? Ecco l'affare d'oro dell'accoglienza profughi

«Ero un facilitatore»: a distanza di oltre tre mesi dagli arresti di Mafia Capitale, Luca Odevaine (l’ex vice gabinetto di Veltroni ai tempi del Campidoglio) ha parlato con i magistrati romani nel carcere piemontese dove è recluso, ammettendo di essere sul libro paga di Salvatore Buzzi, l’uomo considerato dalla Procura come il braccio economico di Massimo "er cecato" Carminati. Cinque mila euro che la banda gli avrebbe garantito ogni mese per "risolvere" e prevenire i problemi che riguardavano gli affari legati all’accoglienza a Roma e nel Lazio. E d’altronde i margini di guadagno sui centri d’accoglienza sono enormi («ci guadagnamo più che con la droga» aveva detto lo stesso Buzzi in un’intercettazione che rende chiarissimo il concetto) e Odevaine, dall’alto della sua poltrona di responsabile del tavolo di coordinamento nazionale sull’immigrazione lo sapeva benissimo. L’ex "sceriffo" di tante amministrazioni pubbliche ha rilasciato dichiarazioni spontanee ai magistrati romani: quattro ore intense in cui l’indagato - assistito dal avvocato Luca Petrucci - ha tentato di giustificarsi dalle pesantissime accuse che lo coinvolgono (su Odevaine pesa, tra le altre, quella di associazione a delinquere di stampo mafioso) presentando anche diversi atti e documenti sulle sue attività. Odevaine ha raccontato ai magistrati dei suoi rapporti con il ras delle cooperative romane Buzzi, dello stipendio che la banda di Carminati gli garantiva e del suo ruolo di "mr. Wolf" all’interno del "mondo di mezzo" dove si era inserita la consorteria criminale di Mafia Capitale. Nel suo lungo monologo, Odevaine ha poi precisato che il tavolo sull’emergenza immigrati era «una struttura di natura meramente tecnica e operativa. In sostanza in quella sede non si prendeva alcuna decisione di tipo politico». Arrivano quindi le prime ammissioni dagli indagati eccellenti in un’inchiesta ancora lontana dall’essere chiusa: in questo caso sono quelle dell’uomo considerato come organico della banda e che si trovava dentro il sistema che garantiva maggiori margini di speculazione alla gang; una posizione così privilegiata (e così ben remunerata) che è lo stesso Buzzi a lamentarsi. Intercettato con un suo sodale infatti, il deus ex machina delle cooperative racconta: «Lo sai a Luca (Odevaine, ndr) quanto gli do? Cinquemila euro al mese... ogni mese... ed io ne piglio quattromila». D’altronde però Odevaine - che ha vestito, tra gli altri, anche i panni di capo della polizia provinciale - la sua parte aveva saputo ritagliarsela con interventi precisi che, sostengono i giudici, sono riusciti a garantire a Mafia Capitale, una fonte ininterrotta di denaro. «I posti SPRAR - raccontava Odevaine non sapendo di essere intercettato - che si destinano ai Comuni in giro per l’Italia fanno riferimento a una tabella tanti abitanti tanti posti Sprar... per quella norma a Roma toccherebbero 250 posti... che è un assurdo... pochissimo per Roma, no?... allora... una mia... un mio intervento al Ministero (inc.) immigrazione (inc.) ha fatto in modo che... lo Sprar a Roma... fosse portato a 2.500 (omissis) per cui si sono presentati posti per 2.500 posti... di cui loro... secondo me ce n’hanno almeno un migliaio... allora... capisci che... il confine tra... il fatto che direttamente io e... cioè... è un po’...». Un impegno concreto che Buzzi e co. ripagavano profumatamente.

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