Politica

Lo shopping e i partigiani

di Gian Marco ChiocciPartigiano dei centri sociali, bolscevico fuori moda, nostalgico post comunista radical chic: la Coop non sei tu! I tempi son cambiati e tra crisi e disoccupazione inorridisce...

Partigiano dei centri sociali, bolscevico fuori moda, nostalgico post comunista radical chic: la Coop non sei tu! I tempi son cambiati e tra crisi e disoccupazione inorridisce il pugno chiuso sbattuto al tavolo per sindacare la storica decisione della catena cooperativistica alimentare di restare aperta il prossimo 25 aprile: orrore, raccapriccio, lesa maestà antifascista. Non c'è più Resistenza. Nella rossa Livorno le serrande del grande magazzino per la prima volta dal dopoguerra resteranno alzate il giorno della Liberazione. Questo perché le regole del mercato se ne fregano delle liturgie politiche su un lutto elaborato da un pezzo ma che continua a catalizzare l’attenzione di quelle parti bacate del Paese che hanno portato alla metastasi economica. La rabbia di tanti vecchi arnesi del Pci e non solo ha preso corpo di fronte a una coincidenza beffarda: nel 2015 si festeggiano i 70 anni della Liberazione e i 70 della «Proletaria» (la prima coop post fascista si chiamava così). Era un’occasione storica per prendere due «prodotti ideologici» al prezzo di uno. E invece eccoti ad esempio la Unincoop Tirreno spiegare ai clienti, compagni e non, di essere sì «in sintonia con i valori espressi dal 25 aprile ma di essere nella necessità di andare incontro al popolo in fila col carrello. Anche perché quest’anno la festa cade di sabato e per la Coop, «in termini di vendite, ricavi e qualità del servizio, il sabato è notoriamente un giorno fondamentale». Il Dio Denaro paga, il comunismo no.

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