Un servizio pesante, destinato a far discutere molto nei palazzi della politica. E non solo. È quello andato in onda giovedì, in tarda serata, durante la trasmissione «Le Iene show», in diretta su Italia1, su presunte tangenti a Palazzo Chigi. Uno dei volti storici del programma, Filippo Roma, ha raccolto la testimonianza di una fonte che ha preferito rimanere anonima motivando così la sua scelta: «Sono piuttosto preoccupata che mi possa succedere qualcosa perché da un po’ di tempo a questa parte ho avuto molte minacce e tutta una serie di intimidazioni». L’argomento trattato, infatti, è di quelli che fanno tremare le vene e i polsi, soprattutto in un momento come questo. Secondo l’intervistata «un’azienda privata avrebbe pagato aziende pubbliche e istituzioni, ad esempio la Presidenza del Consiglio dei Ministri, per aggiudicarsi le gare d’appalto». La fonte, sempre di spalle durante l’intervista e con la voce modificata, racconta al giornalista delle Iene di aver lavorato per molti anni con questa azienda che «pur di aggiudicarsi qualsiasi tipo di gara d'appalto usava la metodologia degli omaggi, dei regali... delle mazzette». Accuse generiche che poi diventano sempre più circostanziate con il riferimento a un caso specifico: «Una gara della Presidenza del Consiglio dei Ministri con importo pari a qualcosa meno di 10 milioni di euro». Nel mirino le modalità di gestione: «Totalmente illegali» perché «per importi di tale consistenza la legge ti dice di fare comunque una gara europea. Invece ciò non è avvenuto, è stato fatto un affidamento diretto, ma anche qui c'è una certa anomalia, nel senso che a questa gara sono state invitate 5 ditte che, guarda caso, sono state segnalate alla Presidenza del Consiglio dalla ditta stessa che si è aggiudicata l'appalto finale. Quindi già in partenza i giochi erano fatti». Secondo quanto affermato dall’intervistata: «Un certo numero di dirigenti, alcuni attualmente in pensione e altri invece ancora in servizio presso la Presidenza del Consiglio, erano in realtà nel libro paga dell’azienda e in cambio di denaro hanno favorito la ditta in tutto e per tutto». Accuse pesanti come macigni che la fonte, durante il servizio mandato in onda da Italia1, ha dichiarato di poter documentare, consegnando a Filippo Roma un file di testo con i dati relativi a «un mese di libro paga dell’azienda» dove compaiono 5 nomi, oscurati per motivi legali, che «avrebbero ricevuto un importo complessivo pari a 1.162.000 euro, solo per la Presidenza del Consiglio, per un totale di 2.212.000 di euro di tangenti pagate in generale per ottenere i lavori». Il periodo in questione non viene mai specificato, ma l’intervistata sottolinea che questo sistema di corruzione all’interno di Palazzo Chigi è durato «per un bel po’ di anni» e fornisce la sua versione sul meccanismo che sarebbe stato adottato: «Al momento in cui arrivava la fattura vi era chi doveva constatare la congruità, quindi fare il raffronto tra il capitolato dei servizi offerti e la fatturazione e ovviamente non c'era mai nessun tipo di contestazione. Erano fatturazioni gonfiate, gonfiatissime. Se il valore reale della fornitura poteva essere di 40-50-60-70mila euro, puntualmente venivano emesse fatture superiori al 50, al 60 e anche all'80% in più». Il servizio si conclude con la fonte che, in maniera dettagliata, riporta una sorta di tariffario per corrompere i dirigenti a libro paga. Soldi ma non solo, anche regali molto sostanziosi, come ad esempio un «pianoforte da 6mila euro in noce americano scuro», con tanto di email inviata al dirigente della Presidenza del Consiglio per avvisarlo della consegna «entro 15 giorni lavorativi». Ieri pomeriggio la replica di palazzo Chigi: «Con riferimento al servizio andato in onda alle "Iene" su Italia Uno su passati appalti a Palazzo Chigi, la Presidenza del Consiglio si è subito fatta parte attiva con la Procura della Repubblica di Roma, per tutelare l'amministrazione e avviare gli eventuali procedimenti disciplinari e amministrativi. Da una prima immediata ricognizione non si esclude che il contratto citato nel servizio possa riferirsi ad un affidamento sottoscritto nel 2010, già oggetto di procedimento penale e di pregresse comunicazioni della Presidenza alla Procura. La Presidenza del Consiglio ha avviato una ulteriore approfondita ricognizione interna per la tutela dei propri interessi e resta in attesa, qualora compatibile con le esigenze istruttorie della Procura, di poter ricevere copia della documentazione oggetto dell'intervista».
La denuncia choc Tangenti a palazzo Chigi
Fonte anonima alle "Iene": "Mazzetta da 10 milioni"
