Politica

Dal residence "popolare" all’hotel di lusso

Non hanno diritto all’alloggio ma il Comune li parcheggia al Best Western. Il piano di chiusura delle strutture pubbliche finisce in un papocchio

Sgomberati dal residence più costoso, per superamento dei limiti di reddito, e sistemati nell’hotel a quattro stelle. Un’alternativa assurda, quella proposta dal Comune di Roma, che - paradosso nel paradosso - lascia insoddisfatte anche le famiglie trasferite, inizialmente quattro di cui due senza requisiti per l’assistenza alloggiativa: «Facciamo solo notte e colazione, un minestrone costa anche 13 euro, chi se lo può permettere!». Sistemazione provvisoria, quella al Best Western a Tor Bella Monaca, che comunque va avanti dal 1° marzo: ufficialmente, come hanno fatto sapere dall’assessorato al Sociale, si è optato per questa soluzione «per evitare che queste persone, quattro nuclei in totale, finissero in strada nel giro di una notte», d’altro canto però gli stessi interessati ammettono di essere risultati irregolari in seguito ai controlli: «È vero - spiega una delle signore ospitate in hotel col marito - per un anno ho avuto un reddito maggiore ma posso spiegare il perché, il Comune mi aveva assicurato che il tempo di permanenza in albergo sarebbe proprio servito per avanzare le mie deduzioni, invece sono qui dal 1° marzo e la lettera di chiarimento dall’assessorato è arrivata solo il 18, dicono che me ne dovrei andare sabato (domani, ndr) ma se non mi fanno spiegare allora che senso ha avuto restare qui per tutto questo tempo?». Il residence di Pietralata, gestito da Arciconfraternita, dal 2008, anno dell’apertura, ospitava circa 36 nuclei familiari e 120 rifugiati politici, a un costo spropositato per il Comune, che pagava al concessionario 1 milione 359mila euro all’anno per l’affitto e 1 milione 24mila euro, sempre ogni anno, per la gestione dei servizi come il portierato. La baracca va chiusa, hanno deciso dal dipartimento Politiche abitative, che infatti a metà febbraio ha inoltrato le prime lettere di disdetta degli alloggi, differenziando tra i tanti che sarebbero stati trasferiti in altri residence e chi invece non avrebbe più potuto godere dell’assistenza per i motivi più diversi: sforamento del reddito, proprietà di un altro immobile, mancanza di domicilio nella struttura stessa. «Nell’ottica di una razionalizzazione dei servizi di assistenza abitativa temporanea - si leggeva sul documento inviato il 20 febbraio - nonché al fine del contenimento dei costi di gestione, è prevista la dismissione dell’immobile in via di Pietralata 192/196 a far data dal 1° marzo». Lo spostamento «dovrà essere eseguito non oltre il 26 febbraio». Dai controlli sulle famiglie ospitate nel cosiddetto Caat (centro di assistenza alloggiativa temporanea) è emerso che la maggior parte, 33 nuclei, avevano effettivamente diritto a un aiuto da parte del Comune, che ha invece contestato 4 situazioni irregolari, in un caso il reddito annuo superava abbondantemente i 30mila euro. Il problema è nato nel periodo intercorso tra la chiusura di Pietralata e l’individuazione di sistemazioni alternative: non c’erano abbastanza alloggi per tutti così quattro famiglie - di cui due come detto fuori dai parametri fissati per l’accoglienza - sono finite al Best Western Tor Vergata, hotel che pur essendo posizionato in una zona periferica in termini di prezzi si fa giustamente riconoscere le sue quattro stelle: come si legge sul sito web per una stanza singola, notte e colazione, nei periodi di bassa stagione il costo è di 80 euro, 120 per la matrimoniale. E chi paga? «Noi certamente no - continua una delle signore sistemate in hotel, che racconta com’è andata quel giorno - al momento del trasferimento, ci hanno spiegato che non c’era posto per tutti negli altri residence, quindi ci hanno portati qui, io e il mio compagno col cagnolino, un altro signore che è stato considerato fuori reddito perché si è trovato un lavoretto, e altre due famiglie che però sono state trasferite ieri (mercoledì, ndr) in un altro alloggio che aspettavano venisse ritinteggiato». Era il 1° marzo, e ora le famiglie sono rimaste in due: «Nel mio caso - continua la signora - mi hanno promesso che potevo stare in hotel per avere il tempo di dimostrare che avevo superato il reddito solo nel 2012 perché per sbaglio si è sommato anche quello di mia figlia, che però non ha mai vissuto con me». Nei fatti, poi, le cose sono andate diversamente: «La lettera con cui il Comune ci comunicava che ce ne dovevamo andare - insiste - è arrivata solo pochi giorni fa, il 18, e mi dicono che entro sabato dovrei andarmene?». Una soluzione, quella dell’hotel, comunque «meno costosa del residence», fanno notare dall’assessorato al Sociale. «Anche volendo ridurre al minimo il costo giornaliero, 30 euro, si tratta comunque di 780 euro per persona per appena tre settimane, a favore di persone che oltretutto non ne hanno diritto - incalza Annamaria Addante dell’associazione inquilini e proprietari Iacp-Erp - se è vero che i residence entro giugno saranno chiusi, tutte queste persone dove andranno, anche lì si penserà a un hotel a quattro stelle? Che senso ha trasferire anche chi non ha diritto all’assistenza? Se le persone non hanno titolo vanno allontanate, e subito, eventuali obiezioni dovevano farle al momento della presentazione del buono casa, alternativa al residence che la maggior parte degli inquilini ha rifiutato».

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