Con un bianchetto sarebbe stato cancellato il nome di uno dei componenti della commissione di gara per l’appalto Cup da 60 milioni di euro e inserito quello di Angelo Scozzafava, ex politico, fedelissimo del braccio imprenditoriale di Mafia Capitale, Salvatore Buzzi. A svelare il retroscena è stata una funzionaria della Regione Lazio, la quale avrebbe adombrato presunte responsabilità in capo Maurizio Venafro, dimissionario capo di gabinetto del governatore Nicola Zingaretti. Venafro, fedelissimo dell’eurodeputato del Partito democratico Goffedo Bettini, ha già chiarito la sua posizione con la Procura della Repubblica di Roma, affermando di non aver compiuto degli illeciti penali. Sta di fatto che per il momento la magistratura vuole verificare ogni particolare legato all’appalto per il servizio di prenotazioni sanitarie della Regione che, stando alle ipotesi investigative, sarebbe potuto finire nelle mani delle coop di Buzzi, il grande burattinaio degli appalti pubblici per conto del boss Massimo Carminati. Un imprenditore legato a doppio filo con la sinistra romana, che alle sue cooperative si è affidata più di una volta. All’attenzione della Procura, però, non c’è solo l’appalto per il servizio Cup. Nei mesi scorsi i carabinieri del Ros (Raggruppamento operativo speciale) hanno passato al setaccio la Regione, acquisendo atti relativi a diverse gare d’appalto indette dall’ente. In particolare, gli occhi sono posati su diverse gare che – sulla base delle intercettazioni telefoniche – sarebbero state nelle mire del sodalizio mafioso. Venti appalti sono anche sotto la lente dell’Autorità nazionale Anticorruzione. Ma al di là delle gare che facevano gola al clan, l’indagine ha fatto luce anche su un supposto sistema lobbistico gestito da Luca Odevaine, ex componente del Tavolo tecnico per l’immigrazione, che aveva piegato la sua funzione istituzionale ai propri interessi. È il caso del servizio di global service del valore di un miliardo, sul quale ci sarebbero stati gli interessi di due giganti imprenditoriali: «La Cascina», legata a Comunione e Liberazione, e la «Manutencoop», vicina alla sinistra. In Procura, comunque, le bocche sono serrate, ma è certo che le intercettazioni sull’ex funzionario pubblico Luca Odevaine hanno acceso i riflettori investigativi. Stando agli atti d’indagine di Mafia Capitale, l’uomo appare un vero e proprio collettore di interessi di imprenditori. Il personaggio adatto, forte delle sue entrature istituzionali, per interessarsi alla manipolazione di gare d’appalto. Uno spaccato che emerge in modo chiaro degli accordi che avrebbe stretto con i rappresentanti di Manutencoop e La Cascina. «Ho parlato di una gara - racconta ai due, come risulta da una intercettazione telefonica captata nel suo ufficio della Fondazione Integra/Azione a Roma - che sta cominciando a predisporre la Regione Lazio... stiamo parlando di una roba che vale un miliardo e... 300/400 milioni di euro... na roba grossa... divisa in otto lotti... di cui... non ci si possono aggiudicare più di due lotti... la stessa società o altre... allora... la fa la Regione Lazio... l’oggetto è soprattutto un oggetto... diciamo una specie di global service su tutte le strutture sanitarie». L’obiettivo sarebbe stato quello di muoversi a livello politico per ottenere la commessa, contattando Bettini, il quale – secondo Odevaine – avrebbe dovuto muovere pressioni su Venafro.
Le accuse di una funzionaria a Venafro
In ballo 60 milioni. Il braccio destro di Zingaretti: nessun illecito. Verifiche su 20 gare LEGGI ANCHE Il governatore difende l’amico: "È indagato, non colpevole"
