Una Panda sfortunata quella del sindaco Ignazio Marino, che forse, anche per questo, se ne è disfatto rescindendo ogni legame, con l’auto che gli ha portato negli anni solo polemiche, cambiando addirittura la targa. Ecco la storia della maledizione della Panda rossa. Una volta eletto sindaco di Roma, Marino, allora senatore, lasciò la Panda parcheggiata negli spazi riservati a Palazzo Madama senza averne più l’autorizzazione. Se ne accorsero quelli del centrodestra e sulla vettura fioccarono interrogazioni parlamentari, bagarre, sit-in improvvisati in strada e polemiche. Alla fine la protesta ebbe la meglio: Marino spostò l’auto dal posto contestato. Ma la Panda non portò fortuna nemmeno in seguito. L’occhio elettronico che controlla l’accesso nella zona riservata del centro storico di Roma registrò che una Panda rossa con la stessa targa di quella del sindaco era entrata senza il permesso, per otto volte, e senza pagare le multe relative. Scandalo: un sindaco che non paga le multe. Fu nuova bagarre, interrogazioni parlamentari e una nuova conferenza stampa di Andrea Augello, consigliere di Alemanno e senatore di Ncd, che rivelò che c’erano state delle intromissioni nel sistema informatico del Comune, che avevano modificato le multe per consentire al primo cittadino di evitarne il pagamento. Marino si difese in televisione, mostrando gli atti che lo scagionavano. La pressione mediatica era però così forte che il primo cittadino traballò, il Partito democratico era pronto a mollarlo. Poi la fortuna girò dalla sua parte con l’inchiesta di Mafia Capitale che mise in evidenza le zone grigie del Pd romano. Così la sua difesa ebbe la meglio. Le multe Marino le pagò, dopo, per un totale di 1.021,52 euro. Anche se alla fine non doveva farlo. Il sindaco, infatti, ha di diritto il permesso di girare con la macchina per il centro della sua città. Ne avrebbe potuti avere addirittura tre di permessi per legge. Ma avendo una sola macchina di proprietà, la Panda rossa, appunto, ne aveva chiesto uno solo. Poi usando poco le 4 ruote e preferendo la bici non si accorse della scadenza. A quel punto l’amministrazione, ovvero il dirigente incaricato della mobilità del primo cittadino, dimenticò di rinnovarglielo. Così l’occhio elettronico segnalò il passaggio irregolare della Panda al varco della Ztl, le otto volte contestate. L’emissione delle multe era automatica. A quel punto scattò la procedura amministrativa che mise in atto il blocco delle multe per autotutela, trattandosi dell’auto del sindaco. Insomma un pasticcio in cui si inserirono, naturalmente beghe e scontri politici. Finì senza danni. Ma per una Panda Marino rischiò di perdere il posto. Ora la stessa, seppur abbandonata, rispunta, non senza nuove polemiche. Non sarà il caso di demolirla?
La macchina "maledetta": rimossa al Senato e multata nella Ztl
L'auto ancora parcheggiata in divieto di sosta sotto casa del sindaco nel centro di Roma
