Politica

Il governatore difende l’amico: "È indagato, non colpevole"

Zingaretti ribadisce che "nessuna gara è stata aggiudicata" alle società coinvolte nell’inchiesta

Nicola Zingaretti ci mette la faccia. Affronta in Consiglio regionale l’opposizione comprensibilmente preoccupata e battagliera presentandosi a riferire in Aula sulle dimissioni del proprio capo di gabinetto Maurizio Venafro senza mai abbandonare l’amico di anni di stretta collaborazione. Il governatore del Lazio ribadisce piena fiducia nel suo ormai ex braccio destro, lo difende escludendo però con forza qualsiasi coinvolgimento di Mafia Capitale negli appalti della Regione Lazio. Venafro - conferma Zingaretti - è indagato per tentata turbiativa d’asta nell’ambito della gara per i Cup, ma «lui ha ribadito anche a me di aver fornito tutti chiarimenti richiesti, sottolineando la sua totale estraneità ai fatti». La difesa da parte del governatore del suo ex capo di gabinetto viene così motivata: «Venafro non fa e non ha mai fatto parte di nessuna commissione di assegnazione di gara e, quindi, neanche di quella del Cup, e nel ruolo da lui ricoperto fino non aveva alcun potere né competenza sulla nomina dei membri commissioni gara». Zingaretti precisa poi che si tratta «della gara del Cup e non del Recup», per il quale «non esiste bando di gara». Al governatore non sfugge il senso politico della vicenda e garantisce: «Continueremo con grande rigore a vigilare e a introdurre nei meccanismi procedurali della nostra amministrazione il massimo della vigilanza, della trasparenza e della serietà. Oltre al protocollo con l’Anac, continueremo in quel processo di rotazione di tutti i livelli dirigenziali» con l’obiettivo di creare «anticorpi al rischio della corruzione». Per il governatore le dimissioni di Venafro restano un «atto non dovuto e per il quale la legge non prevede automatismo». Il presidente del Lazio conviene sulla necessità di fare «assoluta chiarezza», senza però «che questo porti alla criminalizzazione di chicchessia per la dignità delle persone e di tutti noi. Nel rispetto della Procura e della magistratura, mi sento di confermare, anche nei confronti di Venafro, un principio di salvaguardia delle persone fino al compimento delle indagini. Essere oggetto di accertamenti non vuol dire colpevolezza, ma neanche coinvolgimento sicuro o automatico in un successivo periodo processuale», specifica Zingaretti che all’opposizione chiede garantismo e ricorda che «la vicenda si inserisce in un contesto chiaro, quello di un’indagine iniziata a dicembre, chiamata Mondo di Mezzo, che ha condotto all’apertura di una fase di indagini che ha portato alla luce un perverso intreccio di poteri criminali in rapporto con i più diversi livelli della politica». In ogni caso, il governatore ribadisce che «nessuna gara è stata aggiudicata» alle società coinvolte nell’inchiesta su Mafia Capitale e «già a dicembre mi assunsi il compito di bloccare tutte le gare in essere e di dare mandato alla Centrale unica acquisti di fare una ulteriore controllo per verificare l’esito di quanto era accaduto. Da maggio 2013, cioè dal nostro insediamento, delle 18 gare per un importo complessivo di circa 3 miliardi, nessuna era stata aggiudicata a società indagate». Quanto alla gara per il Cup presto verrà ribandita «sotto la verifica e l’accompagno dell’Anac». Alla Pisana però non manca la bagarre. Perilli (M5S) chiede le dimissioni di Zingaretti: «Il presidente non può andare avanti a ogni costo». Il centrodestra vuol conoscere gli atti delle gare, richiesta che vede «totalmente contrario» il presidente della Regione, che non vuole che figure politiche accedano ai lavori di una commissione di gara. Zingaretti si dice però favorevole «a gara conclusa» a «rendere totalmente pubblici tutti gli atti». Il dibattito è però acceso. Francesco Storace (La Destra) spiega che il problema non è Venafro, ma «il governatore. C’è una sinistra che governa ed è nell mirino. Persino Ostia! Vorrei proporvi di ricostruire una risposta politica, senza protervia e senza arroganza. Se invece pensate di fare ancora da soli, tanti auguri, ma questa Regione la vedo prossima al voto». Pietro Sbardella (FI) evoca lo spettro di Renata Polverini: «Zingaretti rischia di fare la stessa fine comportandosi come un uomo solo al comando». Il capogruppo azzurro Antonello Aurigemma chiede al governatore di «fermare la macchina e fare il tagliando». Per il capogruppo Ncd Daniele Sabatini - che ribadisce la linea garantista - le dimissioni di Venafro rappresentano un «caso grave» e per questo «da Zingaretti serve più responsabilità: ci informi tempestivamente e non aprofitti della responsabilità con cui questa opposizione ha agito fino a oggi e senza fare sciacallaggio. Non so se a parti invertite sarebbe accaduto lo stesso. L’amministrazione è stanca e affaticata, se ci avesse dato retta alcune vicende avrebbero avuto esito diverso». Alla fine l’Aula della Pisana approvata a maggioranza una risoluzione presentata dal capogruppo Pd e pretoriano di Zingaretti Marco Vincenzi che rinnova la «massima fiducia nell’operato della magistratura», esprime «apprezzamento per il gesto politico e umano» di Venafro e sostegno alla giunta Zingaretti e al suo presidente, che con la relazione «ha tracciato l’impegno continuo e costante a favore della trasparenza, della legalità e della lotta alla corruzione». Risoluzione contestata dalle opposizioni. Sempre con voto a maggioranza, il Consiglio approva un’altra risoluzione derivante da un documento presentato dai capigruppo di centrodestra e riformulato insieme a quelli di maggioranza e allo stesso Zingaretti che invita il governatore «a mettere in campo tutti gli strumenti necessari per continuare in questa opera di rinnovamento nella trasparenza e nella difesa della legalità» e a consegnare i verbali di tutte le gare d’appalto della legislatura e delle tre precedenti legislature, svolte a cura della direzione regionale centrale acquisti, alla commissione Bilancio, dall’inizio e sino alla conclusione di ciascuna.

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