«Nessuna circostanza nuova è intervenuta a modificare o attenuare il quadro indiziario esistente al momento dell’emissione dell’ordinanza di applicazione della misura, al contrario, il quadro di è ulteriormente aggravato». Queste le motivazioni con cui il Gip del tribunale di Firenze ha respinto la richiesta di arresti domiciliari nei confronti di Ercole Incalza, plenipotenziario dirigente del ministero delle infrastrutture finito a Regina Coeli in seguito all’operazione "sistema" che ha scoperchiato lo scandalo legato ai grandi appalti. Alla base della decisione del giudice fiorentino il ritrovamento di due buste contenenti poco più di due mila euro e un foglietto di contabilità "artigianale" dove erano segnati i prelevamenti di denaro che, questa l’ipotesi degli investigatori, sarebbe stato destinato allo stesso Incalza e a Sandro Pacella, finito agli arresti domiciliari in seguito all’inchiesta. Le buste sono state trovate dai militari del Ros, nell’ufficio di Salvatore Adorisio, indagato dai magistrati fiorentini e socio della Green Field, una delle aziende finite nel mirino del Procuratore capo Giuseppe Creazzo. Le buste erano state nascoste dietro alcuni libri. «All’interno di una delle due buste - scrive il gip nel dispositivo che conferma il carcere per Incalza - insieme al denaro, è stato rinvenuto un foglio con dei calcoli numerici manoscritti, da cui si evince che la somma di denaro inizialmente ammontava a 53mila euro, da cui sono detratte alcune somme, per un totale di 50.890 euro. Deve pertanto ritenersi - prosegue il gip - che il denaro contante rinvenuto nella busta sia la residua parte della somma sopra indicata». Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il fogliettino con la contabilità conterrebbe alcune indicazioni in cui «si legge di sottrazioni ripetute per importi analoghi: in particolare due sottrazioni di 13mila euro e due sottrazioni di 9mila euro». Somme di denaro che «sembrano corrispondere a duplici versamenti reiteratamente fatti in favore di Ercole Incalza (quelli di maggiore entità) e di Sandro Pacella (quelli di minore entità)». Durante l’interrogatorio di garanzia Incalza ha detto ai giudici di non avere mai favorito l’imprenditore Perotti sull’aggiudicazione degli appalti.
«Trovata busta con i soldi» Incalza resta a Regina Coeli
