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Statale 106 Ionica Chiesta la condanna per i dirigenti Anas

Oltre 127 milioni di euro di riserve per costruire 22 chilometri di strada, a fronte di un importo contrattuale di 480 milioni. La procura della Corte dei conti del Lazio ha chiesto la condanna...

Oltre 127 milioni di euro di riserve per costruire 22 chilometri di strada, a fronte di un importo contrattuale di 480 milioni. La procura della Corte dei conti del Lazio ha chiesto la condanna dello staff dirigenziale di Anas, a partire dal suo inamovibile presidente e amministratore delegato Pietro Ciucci, a risarcire 17.325.309 euro. L’appalto in questione riguarda la realizzazione del tratto Squillace-Simeri Crichi della statale 106 Ionica e del prolungamento di 5 chilometri della statale 280 "dei Due Mari". Viene contestato il danno scaturito dall’accordo bonario siglato il 3 maggio 2010, con cui «l’Anas ha riconosciuto illegittimamente al Contraente Generale (Comeri spa) un importo complessivo a titolo di riserve pari a 38.500.687 euro». Tuttavia, a seguito di una pronuncia della Cassazione del 16 luglio 2014, che ha dichiarato il difetto di giurisdizione per alcuni imputati, il danno erariale è stato ridotto del 55%. Poi, in sede di arbitrato, sono stati riconosciuti al costruttore altri 80 milioni di riserve. Questa voce di spesa è però esclusa dal giudizio contabile. «In base alla legge - ha ricordato il pm Massimiliano Minerva nell’udienza di ieri - il contraente generale non può richiedere maggiori compensi o danni per variazioni progettuali, perché si assume i rischi dell’opera, oltre ai rischi di impresa del comune appaltatore». Si tratta in sostanza dello stesso «contratto chiavi in mano» siglato per la realizzazione della linea C tra Roma Metropolitane srl (stazione appaltante) e il consorzio Metro C scpa (contraente generale). La Procura di Firenze ha incrociato proprio Anas sulla strada delle indagini sul "sistema" di corruzione sulle grandi opere. Diversi appalti finiti in mano alla Spm Consulting di Stefano Perotti (figlio di Massimo Perotti, dg dell’Anas di area socialista, finito in carcere nel 1985 per lo scandalo Icomec), sono infatti direttamente collegati all’ente che in teoria dovrebbe essere controllato dal ministero dei Trasporti. «Questa azienda non ha niente a che fare con le tangenti - ha spiegato Ciucci a "La Repubblica" - Non ci sono fatti corruttivi, solo telefonate intercettate. Ho fatto molte telefonate con Incalza: tutte pulite, a memoria. Non mi ha mai fatto pressioni. La verità è che siamo ostaggio delle grandi aziende». L’Anas di Ciucci è già finita nell’inchiesta sul Mose di Venezia per la questione dei collaudi.

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