Dopo Antonio Di Pietro, tocca a Matteo Salvini. L’annuncio del sindaco di Milano Giuliano Pisapia di non volersi ricandidare nel 2016, quando scadrà il suo mandato, scatena la corsa a Palazzo Marino. L’ex pm del pool Mani Pulite esce allo scoperto, braccato dal segretario della Lega Nord che annuncia: «Sono a disposizione». Salvini chiede però a Pisapia di dimettersi subito e di far votare Milano già a maggio. «Sarebbe moralmente giusto che la città avesse il sindaco a tempo pieno: non puoi annunciare un anno e tre mesi prima che non fai più il sindaco - spiega il leader leghista - Andiamo a votare a maggio: non è che possiamo aspettare un anno di primarie di centrosinistra in una città come Milano. Se c’è un po’ di dignità si va a votare a maggio». Rispetto alla propria candidatura il segretario di via Bellerio esce allo scoperto: «Se qualcuno me lo chiede, io sono a disposizione. Se a qualcuno servo sono a disposizione. Io non decido niente di mio, se i milanesi sentono che io possa essere utile mi metto a disposizione». Salvini spiega che comunque il candidato sindaco uscirà dalle primarie, ma il capogruppo della Lega a Palazzo Marino, Alessandro Morelli - salvinista di ferro - chiarisce la la linea del Carroccio: «Ad oggi la posizione ufficiale della Lega Nord è di sostenere la corsa di Salvini. Poi vedremo cosa deciderà definitivamente Salvini. Siamo favorevoli a che il candidato sia scelto con le primarie». La strategia di Salvini è semplice. I sondaggi che via Bellerio commissiona periodicamente alla Swg parlano chiaro: da qualche tempo l’ascesa del leader si è fermata e oggi si attesta intorno al 18%. Salvini cioè non riesce ancora a intercettare il voto moderato dei berlusconiani: lo smottamento di FI verso la Lega, insomma, ancora non c’è stato. E le difficoltà in Campania e in Puglia della lista Noi con Salvini sono lì a testimoniarlo. Come uscire dal limbo? Per il segretario è necessario avere un ruolo di governo, per dimostrare di saper fare, per rassicurare quanti sono preoccupati di una deriva lepenista della Lega. Alla Regione Lombardia c’è Roberto Maroni, l’unico voto utile prima delle politiche - ammesso che Renzi arrivi al 2018 - è quello amministrativo. A cui punta Salvini. Il leader leghista è stato per vent’anni consigliere comunale di Milano e non ha mai nascosto agli amici intimi il sogno di diventare un giorno sindaco della propria città. Riuscendoci Salvini rinforzerebbe la Lega, si accrediterebbe come uomo di governo e potrebbe fare come Renzi, il suo alter ego che intimamente ammira: scalare Palazzo Chigi partendo dal Comune della propria città. Rispetto a Renzi, l’altro Matteo è un passo avanti: è già riuscito a prendersi il proprio partito. Ora deve convincere gli elettori moderati di centrodestra e per farlo punta a Palazzo Marino, il suo sogno da quando ha iniziato a far politica. Per questo chiede le primarie, per bindare in coalizione proprio i moderati di FI. Gli avversari però non mancano. C’è ad esempio l’ex ministro Ncd Maurzio Lupi, che commenta: «La distanza politica da Salvini è enorme». E poi ironizza: «Matteo si candida ormai a tutto». «Salvini è fuori dalla coalizione che noi immaginiamo», taglia corto il senatore Ncd ed ex governatore Roberto Formigoni. Maroni dal canto suo è cauto sul nodo alleanze: «Si aprono scenari interessanti che valuteremo nei prossimi giorni, quando mi auguro che la Lega chiuderà l’accordo con Forza Italia sulle regionali». Già le regionali. La telefonata tra Salvini e Berlusconi non ha prodotto risultati apprezzabili. In ballo non c’è solo il Veneto ma anche la Liguria e la Toscana: il tempo è ormai agli sgoccioli.
Salvini sfida Di Pietro: "Mi candido sindaco"
L’ex pm del pool Mani Pulite esce allo scoperto, braccato dal segretario della Lega Nord che annuncia: "Sono a disposizione" LEGGI ANCHE Ma tocca a Silvio affrontare l'ex pm
